Chiunque abbia avuto occasione di parlare con un vignaiolo sa quanto si tratti di una delle attività agricole che richiedono più cura, più dedizione, più passione. Nella vigna si lavora tutto l’anno. Ci sono mille accorgimenti dai quali dipende la qualità del raccolto. E soprattutto, malgrado tutte le cure che si prodigano alla vigna il risultato non è mai garantito.

La liturgia della parola, dell’odierna domenica, è dominata dalla figura dell’Emanuele obbediente al Padre. Egli incarnandosi nel seno di Maria Vergine diventa: “uno con noi, ...tra noi, ...come noi” e così, accettando di vivere da “servo” e da servo sofferente, partecipando alla nostra esperienza di persone mortali, vince, con la risurrezione, una volta per tutte, la morte.

“Le mie vie non sono le vostre vie e i miei pensieri non sono i vostri pensieri”; questa è una frase abbastanza famosa della Bibbia, nella quale Dio intende sottolineare l’incompatibilità fra i criteri divini di scelta e di decisione e quelli propriamente umani. Dio prende le distanze dai parametri decisionali puramente nostri, non si attiene alle nostre “linee guida” incentrate sulla gelosia, sulla presunzione e l’invidia con cui siamo soliti interpretare la giustizia, ma semplicemente si lascia guidare dal suo essere Amore e Misericordia.

Sabato, 16 Settembre 2017 17:03

“Signore, quante volte dovrò perdonare”

Dopo il primo peccato, il male divenne forza quasi invincibile e l’uomo si abbandonò ad esso, smarrendo la coscienza del bene e seguendo l’istinto e la bramosia del male. Lamec introduce nel mondo la poligamia e la vendetta senza limiti per un nulla. Lamec disse alle mogli: «Ada e Silla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire. Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette» (Gen 4,23-24).

Matt.16,21-27 ci conduce nel cuore dell’esperienza cristiana: Gesù comincia a “mostrare” la sua esistenza come il distendersi concreto della sua relazione personale con Dio e con estrema chiarezza annuncia la condizione essenziale per essere suoi discepoli, seguire lui e trovare il senso della propria vita. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, aveva proclamato Pietro (Matt.16,16), con l’entusiasmo e la gioia del figlio di Israele che, come tutti gli uomini, pensa che Dio sia colui che interviene per risolvere i problemi della storia, per trasformare la vita in un paradiso, per liberare l’uomo dalla propria fragilità.

Gesù oggi pone una domanda ai suoi discepoli che sicuramente avrà portato sconcerto quando Gesù l’ha proferita: “Chi pensa la gente che io sia?”. Vuole sondare il terreno comprendendo bene qual è l’opinione che hanno di Lui i suoi contemporanei. Non si limita a domande superficiali e chiede: “Voi chi dite che io sia?”. Andiamo per gradi perché queste domande poste da Gesù ai suoi discepoli valgono anche per noi.

Domenica scorsa il vangelo parlava tra l’altro della (scarsa) fede di Pietro, e. della fede parla anche il vangelo di oggi (Matteo 15,21-28), con l’episodio della donna cananea. Pensando all’ambito della vita terrena di Gesù, egli è legato al mondo ebraico, e non solo sotto il profilo religioso-culturale. Anche sotto quello territoriale, egli si è mosso sempre tra la Galilea, la Samaria e la Giudea, in quella cioè che era stata la terra promessa in cui si erano stanziati gli ebrei liberati dalla schiavitù dell’Egitto…

Da tanti secoli la Chiesa ci parla di Maria designandola con milioni di titoli ed esaltando di Lei molteplici aspetti, caratteristiche e virtù. Ci sono parecchie usanze locali che esaltano la Vergine, pratiche religiose e devozionali, iniziative catechetiche e oratoriane, celebrazioni mariane che variano di luogo in luogo e numerosissimi Santuari, di cui solo una parte è conosciuta a livello mondiale o nazionale. Tantissimi altri infatti godono di minor prestigio o sono frequentati solamente dalla gente del posto in cui sono sorti.

Il capitolo 19 del libro dei Re (I lettura) ci presenta il profeta Elia che non ne può più: il mestiere di profeta è duro quando i risultati non ci sono e le parole sono come discorsi fatti al vento. Il popolo è di dura cervice e il profeta è tentato di gettare la spugna: “Ora basta Signore! Prendi la mia vita perché io non sono migliore dei miei padri”. Ma ecco che dopo aver detto “non ce la faccio più” viene un angelo a dirgli: “Su mangia perché è troppo lungo per te il cammino”.

Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui.

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