Sabato, 09 Dicembre 2017 18:28

Preparate la strada al Signore che viene

Due voci parlano del venire di Dio. Isaia, voce del cuore: Viene il Signore con potenza. Ma subito specifica: con la potenza della tenerezza, tiene sul petto i piccoli agnelli e conduce pian piano le pecore madri. Tenerezza di Dio, potenza possibile ad ogni uomo. Giovanni delle acque e del sole: Viene uno dopo di me ed è il più forte. Lui ci battezzerà, ci immergerà nel turbine santo di Dio.

“Comincia con oggi un nuovo anno liturgico, il cui primo periodo prende il nome di Avvento, cioè “venuta”, sottinteso “di Cristo”. Una doppia venuta, quella del Figlio di Dio, proteso a incontrare l’uomo: la prima è quella storica, di duemila anni fa, richiamata ogni anno per preparare la seconda, quella della fine dei tempi, che per ogni singolo uomo significa la fine del suo tempo in questo mondo e il passaggio all’altro.

Lunedì, 20 Novembre 2017 10:09

“Prendi parte alla gioia del tuo padrone”

Anche solo soffermandosi sul frutto atteso, non è scontato riconoscere la logica evangelica nella parabola dei talenti. Nella parabola del seme, Matteo afferma infatti che il seme gettato sulla buona terra produce il cento, il sessanta, il trenta per uno, mentre in quella dei talenti il padrone non sembra attendere nulla di più dell’uno per uno! Da chi ha ricevuto cinque talenti se ne attendono non cinquecento, ma solo cinque; da chi ha ricevuto due talenti, solo due. Siamo lontani dall’abbondanza che caratterizza i frutti dell’azione di Dio nei fedeli secondo il Nuovo Testamento!

La liturgia e le letture bibliche hanno il loro corso ordinario, ma provvidenzialmente oggi offrono una luce particolare sul senso della vita, sul mistero della morte, sulla vocazione all’eternità, così come stiamo riflettendo e pregando in questo periodo dei Santi e dei Defunti. L’apostolo Paolo, scrivendo ai Tessalonicesi, dice: “Non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza”.

La liturgia della parola, dell’odierna domenica, è dominata dalla figura dell’Emanuele obbediente al Padre. Egli incarnandosi nel seno di Maria Vergine diventa: “uno con noi, ...tra noi, ...come noi” e così, accettando di vivere da “servo” e da servo sofferente, partecipando alla nostra esperienza di persone mortali, vince, con la risurrezione, una volta per tutte, la morte.

“Le mie vie non sono le vostre vie e i miei pensieri non sono i vostri pensieri”; questa è una frase abbastanza famosa della Bibbia, nella quale Dio intende sottolineare l’incompatibilità fra i criteri divini di scelta e di decisione e quelli propriamente umani. Dio prende le distanze dai parametri decisionali puramente nostri, non si attiene alle nostre “linee guida” incentrate sulla gelosia, sulla presunzione e l’invidia con cui siamo soliti interpretare la giustizia, ma semplicemente si lascia guidare dal suo essere Amore e Misericordia.

Sabato, 16 Settembre 2017 17:03

“Signore, quante volte dovrò perdonare”

Dopo il primo peccato, il male divenne forza quasi invincibile e l’uomo si abbandonò ad esso, smarrendo la coscienza del bene e seguendo l’istinto e la bramosia del male. Lamec introduce nel mondo la poligamia e la vendetta senza limiti per un nulla. Lamec disse alle mogli: «Ada e Silla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire. Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette» (Gen 4,23-24).

Matt.16,21-27 ci conduce nel cuore dell’esperienza cristiana: Gesù comincia a “mostrare” la sua esistenza come il distendersi concreto della sua relazione personale con Dio e con estrema chiarezza annuncia la condizione essenziale per essere suoi discepoli, seguire lui e trovare il senso della propria vita. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, aveva proclamato Pietro (Matt.16,16), con l’entusiasmo e la gioia del figlio di Israele che, come tutti gli uomini, pensa che Dio sia colui che interviene per risolvere i problemi della storia, per trasformare la vita in un paradiso, per liberare l’uomo dalla propria fragilità.

Gesù oggi pone una domanda ai suoi discepoli che sicuramente avrà portato sconcerto quando Gesù l’ha proferita: “Chi pensa la gente che io sia?”. Vuole sondare il terreno comprendendo bene qual è l’opinione che hanno di Lui i suoi contemporanei. Non si limita a domande superficiali e chiede: “Voi chi dite che io sia?”. Andiamo per gradi perché queste domande poste da Gesù ai suoi discepoli valgono anche per noi.

Domenica scorsa il vangelo parlava tra l’altro della (scarsa) fede di Pietro, e. della fede parla anche il vangelo di oggi (Matteo 15,21-28), con l’episodio della donna cananea. Pensando all’ambito della vita terrena di Gesù, egli è legato al mondo ebraico, e non solo sotto il profilo religioso-culturale. Anche sotto quello territoriale, egli si è mosso sempre tra la Galilea, la Samaria e la Giudea, in quella cioè che era stata la terra promessa in cui si erano stanziati gli ebrei liberati dalla schiavitù dell’Egitto…

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