Da tanti secoli la Chiesa ci parla di Maria designandola con milioni di titoli ed esaltando di Lei molteplici aspetti, caratteristiche e virtù. Ci sono parecchie usanze locali che esaltano la Vergine, pratiche religiose e devozionali, iniziative catechetiche e oratoriane, celebrazioni mariane che variano di luogo in luogo e numerosissimi Santuari, di cui solo una parte è conosciuta a livello mondiale o nazionale. Tantissimi altri infatti godono di minor prestigio o sono frequentati solamente dalla gente del posto in cui sono sorti.

Il capitolo 19 del libro dei Re (I lettura) ci presenta il profeta Elia che non ne può più: il mestiere di profeta è duro quando i risultati non ci sono e le parole sono come discorsi fatti al vento. Il popolo è di dura cervice e il profeta è tentato di gettare la spugna: “Ora basta Signore! Prendi la mia vita perché io non sono migliore dei miei padri”. Ma ecco che dopo aver detto “non ce la faccio più” viene un angelo a dirgli: “Su mangia perché è troppo lungo per te il cammino”.

Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui.

Un contadino e un mercante trovano tesori. Accade a uno che, per caso, senza averlo programmato, tra rovi e sassi, su un campo non suo, resta folgorato dalla scoperta e dalla gioia. Accade a uno che invece, da intenditore appassionato e determinato, gira il mondo dietro il suo sogno.

“Dio ha tanto amato il mondo da dare Suo Figlio” è una frase a cui forse abbiamo fatto ‘abitudine, ma se ci fermiamo a meditare questa Parola possiamo renderci conto di quanto grande e forte sia l’amore di questo nostro Padre. Nella bibbia c’è stata un’altra figura a cui fu chiesto il sacrificio di un figlio: Abramo. Immaginate quest’uomo anziano, saggio e pieno di fede. Ha sempre vissuto con il desiderio di essere padre ma la moglie Sara è una donna sterile. Allora ha un figlio dalla sua serva ma avviene che Dio mantiene la Sua Promessa: Sarà sterile e vecchia partorisce un figlio che sarà chiamato Isacco. La felicità viene però turbata da una dura prova. Dio chiede ad Abramo l’impossibile: sacrificare al Signore Isacco figlio prediletto.

Sabato, 03 Giugno 2017 12:09

Vieni, Santo Spirito

Il gesto che compie Gesù nel vangelo di oggi richiama quello del Padre nel momento della creazione del primo essere umano. Come infatti Gesù soffia per effondere lo Spirito Santo, così nel libro della Genesi il Padre plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Ricevere il soffio di Dio indica che viene stabilito un legame unico tra l’essere umano e il suo creatore. L’uomo vive del soffio stesso di Dio, respira in Dio, respira Dio. A questo corrisponde l’espressione di Paolo nel suo discorso ad Atene: in Lui, in Dio, abbiamo la vita, il movimento e l’essere.

La solennità dell’Ascensione di Gesù Cristo al cielo, che oggi ricordiamo nella liturgia di questa domenica conclusiva del mese di maggio 2017, ci riporta al destino ultimo di ogni essere umano, che è l’eternità, il Paradiso, dove Gesù è ritornato per proprio merito e per la sua natura divina da dove era venuto. Egli ascende con la sua potenza divina alla sede dell’eternità ed è andato a preparare un posto per ciascuno di noi e per tutti, se seguiamo i suoi insegnamenti e viviamo da veri cristiani nel tempo.

La prima parola è «se»: se mi amate. Un punto di partenza così libero, così umile, così fragile, così fiducioso, così paziente. Non dice: dovete amarmi. Nessuna minaccia, nessuna costrizione, puoi aderire e puoi rifiutarti in totale libertà. Ma, se mi ami, sarai trasformato in un’altra persona, diventerai come me, prolungamento dei miei gesti, eco delle mie parole: se mi amate, osserverete i comandamenti miei. Non per dovere, ma come espansione verso l’esterno di ciò che già preme dentro, come la linfa della vite a primavera, quando preme sulla corteccia dura dei tralci e li apre e ne esce in forma di gemme e foglie.

Gesù si autodefinisce la Porta delle pecore. Lui, il risorto è una porta aperta per ognuno, come è aperta la sua tomba da cui è stato rimosso quel grande masso del nostro peccato. Il suo cuore trafitto dalla lancia è una porta sempre aperta che ci immerge nell’immensità dell’amore divino redentivo. È Lui, il pastore buono che si è messo sulle nostre tracce, incarnandosi ci ha trovato, si è caricato il pesante fardello delle nostre colpe, ha dato la vita per noi sulla croce e ci ha consentito il ritorno tra le braccia paterne e l’ingresso nella sua Casa…

Dopo la sua risurrezione Gesù esorta i suoi a rendergli testimonianza e a recare a tutti l’annuncio della sua vittoria sulla morte e la novità di salvezza che ne consegue. Sarà particolarmente dopo l’evento di Pentecoste che, animati dallo Spirito Santo, gli apostoli diffonderanno il lieto annuncio della resurrezione di Cristo “fino agli estremi confini della terra”, cioè secondo la concezione di allora fino a Roma…

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