Sappiamo tutti che la preghiera è davvero il modo di dialogare addirittura con Dio. Incredibile solo a pensarci!... Noi che conosciamo per esperienza quanto sia difficile trovare ‘un potente’ che ci ascolti. Non hanno mai tempo o, forse, siamo poca cosa ai loro occhi... contiamo niente. Non così per Dio, l’Onnipotente! Quello che ci offre la Chiesa, oggi, da meditare, per dare ‘senso’ alla nostra vita, è proprio la preghiera.

Qual è il fine della nostra vita: la ricerca di una gloria effimera, una misera e fugace ricompensa terrena, una esaltazione stolta e insipiente, oppure di una gloria, una ricompensa, un’esaltazione eterna? Gesù ci dice che la ricompensa degli uomini a nulla serve. Essa è di un istante. La ricompensa che viene dal Padre suo è invece eterna, infinita, immensa. Ad ogni uomo è data la responsabilità di scegliere quale ricompensa preferisce: se quella degli uomini o quella del Dio Onnipotente ed Eterno.

Come conclusione del ciclo della celebrazione del mistero di Cristo nell’anno liturgico, è collocatala la “festa della Ss.ma Trinità”, perché ricordiamo che la nostra partecipazione alla vita del Figlio di Dio, trova il suo senso ultimo nel rendere gloria a Dio.

L’evangelista Matteo, riprendendo un’immagine del libro di Isaia, ci dice quello che è Gesù per noi: la luce. Nella nostra vita, vediamo spesso tenebre, resistenze, difficoltà, compiti non risolti che si accumulano davanti a noi come un’enorme montagna, problemi con i figli, o gli amici, con la solitudine, il lavoro non gradito…

Giovedì, 02 Gennaio 2014 00:00

Gloria a te, o Cristo annunziato alle genti

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. La liturgia di oggi ci immerge nuovamente nel mistero del Natale. È facile per noi dimenticare, essere presi dai ritmi della nostra vita e lasciarci dominare da essi. E forse, in questi giorni, non siamo stati attenti come Maria che “conservava nel cuore tutto quanto accadeva” attorno a Gesù.

A Gerico si trovava un posto di controllo doganale dell’amministrazione romana. Zaccheo era il capo dei controllori. Egli aveva sulla coscienza non solo le estorsioni e le malversazioni finanziarie abituali fra i“doganieri” dell’epoca, ma era considerato anche traditore politico e religioso, perché collaborava con i detestati oppressori della Palestina e, anzi, li sosteneva.

L’evangelista Marco che ascoltiamo quest’anno ci presenta le azioni e le parole di Gesù durante il suo viaggio a Gerusalemme. Viaggio sicuramente topografico, ma anche e soprattutto simbolico.

Nella storia, nelquotidiano più ordinario, il Dio eterno si fa prossimo dell’uomo. Attira la suaattenzione e gli invia dei “segni”: per esempio, facciamo l’esperienza inattesadel suo aiuto; incontriamo un uomo che testimonia di lui con forza. La suapreghiera ci coinvolge e noi “prendiamo gusto a essere con Dio”.

L'annuncio di Gesù: 'Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino', si colloca sullo sfondo delle attese del popolo circa il Messia, ma contemporaneamente se ne stacca. A differenza della speranza ebraica che parlava di futuro, Gesù dice che l'ora messianica è arrivata, è qui nelle sue parole e nella sua azione: l'annuncio di Gesù ha un tono di gioia e insieme di urgenza. Egli rivolge l'appello a tutti coloro che erano ritenuti fuori della gioia messianica: i poveri, i peccatori, i piccoli, gli stranieri.

“ I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno dei Dio”, disse Gesù a coloro che lo ascoltavano nel tempio.  Senza dubbio, queste parole suonano come una bruciante sferzata per i farisei. Loro, che si consideravano (ed erano ritenuti) “puri”, sarebbero stati preceduti dai pubblici peccatori e dalle prostitute!  Qual è il rimprovero che Gesù fa ai farisei? Per prima cosa rimarca la distanza tra il loro “dire” e il loro “fare”.  E lo esemplifica narrando una brevissima parabola.

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