La funzione dei discepoli è illustrata dalle metafore casalinghe del sale in quanto condimento e dell’unica lampada che illuminava la casa di una sola stanza del contadino palestinese. Nella spiegazione, le due immagini (5,16) vengono riferite alle “opere buone” dei discepoli. Vivendo secondo l’insegnamento di Gesù, gli uomini manifesteranno la bontà del “loro padre che è nei cieli”. Questo probabilmente è il senso originale delle immagini.

Sabato, 20 Novembre 2010 00:00

Venga il tuo regno nel mondo degli uomini

Il Crocifisso di Luca non sta in silenzio, ma parla: alle folle, al Padre, al ladrone pentito. La prima parola di Gesù è stata per le donne, invitandole alla conversione. La seconda parola è per i suoi crocifissori: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” (23,34). Gesù non solo perdona, ma scusa. Non muore minacciando il giudizio di Dio, ma perdonando e scusando.

L’evento dell’incarnazione del Verbo è la rivelazione perfetta e insuperabile del mistero di Dio. È nella “storia del Verbo” (san Bernardo) che l’uomo può vedere la gloria di Dio e così la vita eterna è già donata all’uomo, mentre ancora vive nel tempo.

Nella storia, nel quotidiano più ordinario, Dio, l’Eterno si fa prossimo dell’uomo. Attira la sua attenzione e gli invia dei “segni”: per esempio, facciamo l’esperienza inattesa del suo aiuto; incontriamo un uomo che testimonia di lui con forza. La sua preghiera ci coinvolge e noi “prendiamo gusto a essere con Dio”. Ascoltiamo la sua parola in modo nuovo. Scopriamo subito il suo intervento negli avvenimenti della nostra vita ne scopriamo sempre più chiaramente il “filo conduttore”. Ma può accadere che talvolta percepiamo l’incontro con lui come una esigenza che ci disturba, perché non percepita come tale, che ci irrita e ci provoca. Una risposta affermativa necessita di abbandonare la terra ferma, osar affrontare l’ignoto, un cambiamento, a volte radicale.

Continuiamo la nostra riflessione sulla persona di Gesù, che in queste domeniche ce l’ho ha dimostrato come potenza rivelata da Dio e la sua missione messianica, entrando nella storia di sofferenza (malattia); di oppressione (possessione del demonio); rifiuto sociale (lebbra); peccato (paralitico). Nel nostro vangelo, Gesù, si trova di fronte ad una disperazione di un uomo paralitico inchiodato ad un lettuccio e altri uomini che lo portano di fronte a Lui scoperchiando addirittura il tetto della casa perché non c’era modo di entrare per la porta. Gesù entra nella storia di questo uomo e trova il marcio, il peccato che lo paralizza, cioè l’odio, l’egoismo, superbia, vanagloria, fornicazione, impurità, libertinaggio,divisione, invidie, inimicizie ecc.

Al culmine della Pasqua conclusa con la Pentecoste, si da di nuovo inizio al tempo Ordinario con la solennità della Santissima Trinità. Gesù prima di ascendere ai cieli lascio questo comando ben preciso: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”, la manifestazione totale della Santissima trinità.

Venerdì, 29 Aprile 2011 01:00

Capitolo 12 – Nell’attesa del giudizio

Se ci domandiamo perché Giovanni ritarda ancora il settenario della coppa (capp. 15 e 16) la risposta non è agevole. La più probabile è quella suggerita da PRIGENT. Giovanni cerca in questo capitolo di rispondere alla domanda seguente: Che ne sarà di quelli che non si piegano e non adorano la bestia? A questa domanda rispondono i vv. 1-5. Per contrasto, il resto del cap. 14 prima annunzia (i tre angeli, vv. 6ss.) poi descrive (con le immagini della mietitura e della vendemmia) il giudizio del mondo e degli idolatri (vv.14-20).

Il cap. 13 dell’Apocalisse segna il passaggio dell’attività ostile di Satana dal piano sovrannaturale a quello terrestre, dal piano del mito a quello della storia (cfr. 12,17). La sua potenza malefica si incarna, per così dire, in una figura di questo mondo: la bestia o mostro “che sale del mare”.

Con i capp. 12 ,13 e 17 l’autore dell’Apocalisse tocca i rapporti fra i testimoni di Cristo (cioè la comunità fedele al Signore e al mandato della testimonianza) e il potere che cerca di ostacolare in tutti i modi la realizzazione di quel mandato. In particolare, il primo di questi tre capitoli vuol mostrare come si è giunti alla persecuzione da parte dell’Impero romano. È necessario non perdere di vista quest’intenzione, altrimenti si corre il rischio di mettere al centro uno dei tanti temi secondari.

Abbiamo già osservato che le sette trombe volevano essere un rinvio del giudizio atteso alla fine dell’apertura dei sette suggelli – rinvio che doveva dare all’umanità un’occasione di più, una possibilità ulteriore di ravvedimento e di conversione. La conclusione negativa del cap. 9 sembrerebbe indicare la vanità di una tale speranza: non c’è niente da fare… Il giudizio e la fine possono dunque venire, e nessuno potrà obiettare o criticare! Ma se questa è la logica umana, non è quella divina: alla durezza di cuore degli esseri umani Dio non risponde con il giudizio, ma l’insistenza nella predicazione e nella testimonianza. Questo è il tema generale dei capp. 10 e 11.

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