Venerdì, 21 Gennaio 2011 00:00

Capitolo 6 - I sette suggelli

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I SETTE SUGGELLI

 

L'Agnello spezza i sette sigilli

1Quando l’Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: «Vieni». 2Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora.

3Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: «Vieni». 4Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada.

5Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e  colui  che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. 6E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d’orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati».

7Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni». 8Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui  che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.

9Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare  le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. 10E gridarono a gran voce:

«Fino a quando, Sovrano,
tu che sei santo e verace,
non farai giustizia
e non vendicherai il nostro sangue
sopra gli abitanti della terra?».

11Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro.

12Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, 13le stelle del cielo si  abbatterono  sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. 14Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. 15Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; 16e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, 17perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?

Apocalisse

I servi di Dio saranno preservati

1Dopo ciò, vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta.

2Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: 3«Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi».

4Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele:

5dalla tribù di Giuda dodicimila;
dalla tribù di Ruben dodicimila;
dalla tribù di Gad dodicimila;
6dalla tribù di Aser dodicimila;
dalla tribù di Nèftali dodicimila;
dalla tribù di Manàsse dodicimila;
7dalla tribù di Simeone dodicimila;
dalla tribù di Levi dodicimila;
dalla tribù di Issacar dodicimila;
8dalla tribù di Zàbulon dodicimila;
dalla tribù di Giuseppe dodicimila;
dalla tribù di Beniamino dodicimila.

Il trionfo dei nuovi eletti in cielo

9Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. 10E gridavano a gran voce:

«La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello».

11Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo:

12«Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».

13Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: «Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?». 14Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. 15Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.

16Non avranno più fame,
né avranno più sete,
né li colpirà il sole,
né arsura di sorta,
17perché l’Agnello che sta in mezzo al trono
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi».

L’interpretazione di questi due capitoli non deve dimenticare la scenografia descritta nei capitoli precedenti: alla disperazione di Giovanni perché nessuno è degno di aprire il libro chiuso da sette suggelli fa riscontro l’acclamazione dei ventiquattro anziani e dei quattro esseri viventi che riconoscono nell’agnello colui che è degno di prendere il libro e di aprirlo. Il cap. 6 è appunto quello dell’apertura dei suggelli.

Secondo ogni apparenza, per aprire il libro dovrebbe essere necessario anzitutto rompere i sette suggelli: solo allora il libro potrebbe essere aperto e il suo contenuto esposto pubblicamente. Se così fosse, il contenuto del libro sarebbe descritto da 8,2 in avanti. Effettivamente il libro non viene “letto”: nella descrizione fatta da Giovanni sembra contare, più del contenuto, il possesso del libro e il suo dissuggellamento, come era il caso per le tavole del destino nel mito babilonese di Marduk (HOLTZ).

Tuttavia la rottura dei suggelli sembra scatenare la realizzazione di una parte del suo contenuto, che sarebbe una profezia delle sventure che precedono gli avvenimenti finali. Queste comunque tendono all’instaurazio­ne del regno escatologico.

Se anche in un primo abbozzo dell’Apocalisse queste sventure coincidono totalmente con i sette suggelli, nel suo testo definitivo essa si estende anche alla serie delle sette trombe e delle sette coppe, che formano con i suggelli un tutto unitario.

Abbiamo usato sopra l’espressione “profezia delle sventure che precedono gli avvenimenti finali”. In realtà Giovanni descrive i suggelli con come una profezia ma come se si trattasse di un’anticipazione degli avvenimenti finali. Questo modo di descrivere dà al testo una grande vivacità e plasticità. Come dice PENNA, il piano di Dio nel mondo è rivelato non in forma verbale ma evenemenziale.

 

  1. I cavalli e i cavalieri

    I primi quattro suggelli sono introdotti da un invito o appello che letteralmente può essere tradotto “Vieni!”, ma potrebbe anche essere considerato equivalente a un “Avanti!”. A pronunziare questo invito (o quest’or­dine?) sono a turno i quattro esseri viventi che stanno intorno al trono (cfr. 4,6-8).

    L’immagine dei cavalli è forse suggerita dal libro del profeta Zaccaria in cui si descrive (1,8) una visione del profeta che vede un uomo montato su un cavallo rosso. Dietro a lui ci sono dei cavalli rossi, sauri e bianchi. Più avanti, sempre nel libro di Zaccaria (6.1-8), troviamo la visione di quattro carri trainati rispettivamente da cavalli rossi, neri, bianchi e chiazzati di rosso. L’angelo interprete spiega al profeta: “Questi sono i quattro venti del cielo che escono dopo essersi presentati al Signore di tutta la terra”. Queste parole fanno pensare che i cavalli possano aver avuto associazioni astrali e che i loro colori corrispondessero ai quattro punti cardinali. Ma anche se questa fosse l’origine del simbolo, essa è completamente trascurata dall’autore dell’Apocalisse: per lui, il numero quattro corrisponde semplicemente a quello degli esseri viventi che sono intorno al trono. Solo nella descrizione del primo cavallo c’è ancora qualche particolare che ricorda l’Oriente, il punto cardinale da cui nasce il sole. Ricordiamo come descrive il levar del sole il Salmo 19:

    Quivi l’Eterno ha posto una tenda per il sole,
    ed esso è simile a uno sposo che esce dalla camera nuziale;
    gioisce come un prode che corre la sua via.
    Esce da un’estremità dei cieli,
    e il suo giro arriva all’altra estremità;
    nulla sfugge al suo calore.

     

  2. Il simbolismo dei quattro cavalli
    1. Generalmente il primo cavallo viene identificato come allusione alle minacciose invasioni dei parti, che premevano ai confini orientali dell’impero romano con la loro cavalleria e soprattutto con i loro arcieri a cavallo. Forse le invasioni dei parti erano interpretate come un segno premonitore degli ultimi giorni? La corona e l’arco stanno a indicare che si tratta di qualcuno che vince e che non è romano (i romani non usavano l’arco).

      Contro questa spiegazione c’è chi valorizza, invece, le somiglianze tra il primo cavallo del cap. 6 e il cavallo bianco e il cavaliere descritti in Ap. 19,11-16. Lì si tratta della venuta del Signore. Nel nostro passo il contesto, carico di simboli di piaghe e sventure tipiche degli ultimi giorni, induce piuttosto a dare un carattere negativo anche al primo cavallo. Anche nell’A.T. l’arco e le frecce sono spesso il simbolo dei giudizi di Dio: Deut. 32,41s.; Abac. 3,8-9; Lam.2,4. La somiglianza delle due visioni (cap. 6 e cap. 19) potrebbe al massimo significare che il giudizio di Dio è strettamente legato alla persona di Gesù Cristo, cioè che esso è inseparabile dall’opera redentrice compiuta da Cristo sulla croce (PRIGENT). Gesù e la sua croce permettono una lettura cristiana dell’annunzio del giudizio.

    2. Il secondo Cavallo è rosso-fuoco, simbolo di guerra e di spargimento di sangue. La sua funzione è togliere la pace della terra. Gli esseri umani si uccidono gli uni gli altri. A questo allude la grande spada portata da suo cavaliere.

    3. Il terzo cavallo è nero, colore della carestia, della fame. Il mondo antico conosceva questo flagello che si ripeteva fin troppo. In At. 11,28 si menziona una gran carestia che colpì il mondo mediterraneo verso il 46-48 d.c.; altre due sono ricordate da Tacito nei suoi annali (libro XV): si produssero nel 62 e alla fine del regno di Nerone. In Oriente se ne registrò un’altra nel 92-93 d.c. Alla penuria di viveri allude la bilancia. In un’economia campagnola, che normalmente non misura il cibo a nessuno, la bilancia è sintomo di razionamento dei consumi, cfr. EZ. 4,16:

      Io farò mancare del tutto il sostegno del pane a Gerusalemme,
      essi mangeranno il pane a peso e con angoscia.

      Oppure anche Lev. 26,26

      Quando vi toglierò il pane che sostiene […] vi distribuiranno
      Il vostro pane a peso, e mangerete e non vi sazierete.

      Assieme alla visione del cavallo nero, Giovanni ode una voce che pronunzia una frase oscura “Una misura di frumento per un denaro e tre misure d’orzo per un denaro, ma non danneggiare né olio né il vino” (Ap. 6,6). Altre traduzioni bibliche (tra cui Riv., I ediz.) dicono “Una chènice di frumento […] Tre chènici d’orzo….”

      La chènice era una misura usata per le granaglie, ed era equivalente a un litro circa. Al tempo di Cicerone (106-43 a.c.) si potevano comprare otto chènici di frumento per mezzo denaro o per tre quarti di denaro. Siccome un denaro era la paga giornaliera di un bracciante, secondo alcune parabole (per es.. Mt. 20,1-16), e un litro di frumento era il consumo giornaliero di un adulto, la carestia aveva come conseguenza che un uomo, con la sua paga, non era in grado di sfamare la famiglia, oppure doveva comprare orzo invece di frumento. Le ultime prole, che menzionano l’olio e il vino, fanno pensare a una crisi economica simili alla nostra oggi, in cui i generi indispensabili alla sopravvivenza dell’uomo scarseggiano, mentre abbondano i generi di lusso o superflui.

    4. Il quarto cavallo non è “giallo” come spesso si afferma, ma verdastro o giallastro. Ha il colore livido dei cadaveri. Lo accompagna, come scosta, l’Ades cioè il soggiorno dei morti.

      La descrizione dei quattro cavalli dell’Apocalisse ha la tragica coerenza di un ripetuto messaggio di sventura e di morte. L’interpretazione in positivo di taluni particolari (il primo cavallo; la parola sull’olio e sul vino) sembra incriminare questa coerenza. Anche il tentativo di ELLUL di vedere nei quattro cavalli le quattro componenti primarie della storia: il potere politico (spada), Il potere economico (bilancia), il potere della morte (ades), il potere della parola di Dio (corona) non è convincente.

     

  3. Il quinto suggello

    Il quinto suggello sembra a tutta prima diverso dai precedenti, non solo perché non appare un cavallo, ma anche perché non si vede immediatamente il nesso con i primi quattro che sono preannunzi di sventure. In realtà, anche il quinto sigillo annunzia indirettamente altri martiri, dunque una persecuzione. Forse Giovanni pensava che dovesse essere la persecuzione finale che avrebbe preceduto la fine del mondo. I martiri che appaiono nella visione collegata al quinto sigillo possono essere quelli uccisi prima di Cristo (cfr. Ebr.11,33-40), che ora ricevono la bianca tunica battesimale dei cristiani (cioè sono messi sullo stesso piano di quelli che muoiono martiri per la fede di Cristo). C’è anche chi pensa che siano i martiri della persecuzione neroniana. Ma non è sempre necessario “identificare” tutto e tutti: può benissimo trattarsi delle prime vittime di una persecuzione che è ancora agli inizi e deve diventare più grave (come la carestia dei vv. 5-6).

    La richiesta dei martiri di “vendicare il loro sangue” ci stupisce. Ma quello che essi domandano non è una vendetta individuale: è piuttosto una riabilitazione. Vogliono un rovesciamento del giudizio pronunziato contro di loro dai tribunali pagani che li hanno condannati per ateismo ed empietà ( i magistrati romani definivano la fede cristiana “superstizione esecranda”). L’inizio della domanda dei martiri (“Fino a quando…?”) ha una forma tradizionale negli scritti apocalittici. Nella risposta alla loro domanda è implicito il preannunzio di una di una persecuzione generalizzata. Essa però non durerà a lungo (v. 11: “Ancora un poco”), perché la fine è vicina.

     

  4. Il sesto suggello

    Il sesto suggello è collocato all’annunzio di sconvolgimenti cosmici e adopera il linguaggio tradizionale degli scritti apocalittici ( per es. nell’Ascensione di Mosè leggiamo queste parole: “ E tremerà la terra, sarà scossa fino ai suoi confini […] Il sole non darà più luce e si muterà in tenebre, i corni della luna saranno spezzati ed essa sarà mutata in sangue, la volta stellata sarà sconvolta”, 10,4s.). Alcune di queste immagini si trovano anche nelle descrizioni del giorno dell’Eterno contenute nella Bibbia (Is. 13,9; Ez. 32,7; Am. 8,9). Il sole perde il suo splendore e diventa simili a una ruvida tela di sacco (Riv. “cilicio”) tessuta di crine, di colore bruno. Cfr. Is. 50,3.

    A proposito del sesto suggello dobbiamo fare tre osservazioni:

    1. I suggelli sono sette, ma la descrizione raggiunge il suo culmine con il sesto. Come mai? Questo accadrà anche con le serie seguenti (cfr. la sesta tromba e la sesta coppa). Il settimo elemento di ogni serie serve da transizione a una serie o a una visione successiva e diversa. Il settimo suggello (8,1-2) è solo l’involucro che schiude l’apparizione delle sette trombe.

    2. La descrizione apocalittica dei vv. 12-17 contiene gli elementi tradizionali che si associavano all’attesa del “giorno del Signore”, il dies irae della liturgia antica. Quel giorno era concepito nell’AT e negli scritti del giudaismo apocalittico come giorno della venuta del Signore, venuta che era benedizione per i suoi servitori, ma implicava l’inizio di una guerra contro i suoi nemici. Giorno di guerra, dunque, e anche giorno di giudizio per decretare la condanna definitiva delle forze ostili. I segni che accompagnavano la venuta del “giorno del Signore” erano quindi segni della presenza (il terremoto significa proprio questo! Cfr. Isaia 6,4a). Ma erano anche mezzi di combattimento contro gli avversari e strumenti di punizione, con i quali si compiva il giudizio contro di loro.

    3. Sarebbe logico, a questo punto, attenderci la fine del libro dell’Apocalisse. E chissà se in una prima stesura l’Apocalisse non aveva la sua conclusione trionfale subito dopo i sette suggelli? Invece, la stesura definitiva contiene ancora molte cose. Questo ci insegna che non siamo ancora alla soglia della fine, e il grido del v. 17: “ È venuto il gran giorno della sua ira” non significa che “ quel giorno” sia venuto, ma che così credono gli esseri umani dinanzi ai segni che lo preannunziano.

     

  5. L’ira dì Dio, l’ira dell’Agnello il giorno della sua ira

    Il termine “ira” si trova sei volte nell’Apocalisse. In questo, essa è superata solo dall’Epistola ai Romani (12 volte). Negli altri scritti del NT questo termine non si trova mai più di una, due otre volte. E in alcuni di essi ha per soggetto l’essere umano, serve cioè a descrivere rapporti fra persono umane. Nell’Apocalisse invece si tratta sempre dell’ira di Dio o dell’agnello (6,16s.; 11,18; 14,10; 16,19; 19,15).

    Il nostro disagio di fronte a questi termini (ira, adirarsi ecc.) è dovuto al carattere passionale che essi hanno nella letteratura greca e nelle nostre lingue moderne. È un antropomorfismo che la nostra sensibilità trova eccessivo e dannoso per la presentazione che la Bibbia fa di Dio, della sua personalità e del suo modo di agire.

    Tuttavia, quello che la Bibbia intende esprimere con questo antropomorfismo è un discorso teologico sull’azione di Dio – non sulla sua personalità o sui suoi sentimenti. Nell’AT la costante associazione dei termini dell’ira con il nome YHWH, il Signore, il Dio del patto, ha una grande portata teologica, perché mostra che l’idea dell’ira è continuamente collegata alla teologia dell’alleanza fra l’Eterno e il popolo. Perciò, anche nel NT il termine non dè essere preso come indicazione di un sentimento, come una reazione emotiva o viscerale attribuita a Dio, ma come un suo atto: la sua appassionata opposizione al male e a qualsiasi volontà a lui contraria. In una parola, riassume e indica la sua azione come giudice.

    In particolare, nel nostro passo di 6,16s. il termine “ira” ha proprio il significato di giudizio e castigo per la ribellione e l’inconversione degli esseri umani. Proporrei perciò di esprimere questo aspetto del suo significato con le parole dell TILC:

    Cadeteci addosso e nascondeteci,
    che non ci veda il Dio che siede sul trono
    e non ci colpisca il castigo dell’agnello,
    perché questo è ornamento il gran giorno della resa dei conti.
    Chi potrà mai sopravvivere?

     

  6. I suggelli dell’ apocalisse e le profezie di Marco 13

    Il principale testo apocalittico dei vangeli è il cap. 13 di Marco, con i suoi paralleli in Mt 24 e in Lc. 21. Marco ha raccolto gli insegnamenti di Gesù sulla fine e sui segni che dovrebbero precederla, forse arricchendoli di riferimenti all’AT, e li ha collocati alla vigilia della passione di Gesù, alla quale sembra avere anche attribuito un significato apocalittico. Matteo e Luca hanno seguito le sue orme.

    Orbene: il preannunzio delle sventure che introducono gli ultimi giorni ha in Marco 13 (e nei paralleli) uno schema quasi identico a quello dei suggelli dell’Apocalisse.

    MARCO 13

    LUCA 21

    APOCALISSE 6

    7guerre e rumori di guerre

    9guerre e rumori di guerre

    1° suggello: guerre lontane

    8anazione contro nazione, regno contro regno

    10nazione contro nazione, regno regno

    2° Suggello: guerre fratricide

    8b terremoti

    11aterremoti

    11bpestilenze, carestie e fenomeni spaventosi