Giovedì, 17 Marzo 2011 00:00

Capitolo 9 - La comunità - testimone e l'impero romano

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LA COMUNITÀ - TESTIMONE E L’IMPERO ROMANO

 

 

15Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano:

“Il regno del mondo
appartiene al Signore nostro e al suo Cristo:
egli regnerà nei secoli dei secoli”.

16Allora i ventiquattro vegliardi seduti sui loro troni al cospetto di Dio, si prostrarono faccia a terra e adorarono Dio dicendo:

17”Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente,
che sei e che eri,
perché hai messo mano alla tua grande potenza,
e hai instaurato il tuo regno.
18Le genti ne fremettero,
ma è giunta l'ora della tua ira,
il tempo di giudicare i morti,
di dare la ricompensa ai tuoi servi,
ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome,
piccoli e grandi,
e di annientare coloro
che distruggono la terra”.

19Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.

 

La vocazione dei credenti e delle comunità, chiamate ad essere testimoni nel mondo e fedeli anche a costo di morire per il Signore, si va facendo sempre più precisa. La figura dei due testimoni è stata significativa a questo riguardo. Ma, da questo punto in avanti, appare con sempre maggiore chiarezza che la vocazione alla resistenza e alla fedeltà è causata dalle pretese di Roma, il cui imperatore propone se stesso all’adorazione dei sudditi in tutti i paesi sui quali esercita il suo dominio. Il contrasto tra le pretese di Roma e la fedeltà a Cristo domina i capitoli che vanno da 12 a 22.

L’unità di questa seconda parte dell’Apocalisse è data in parte dall’uso del termine “segno” (12,1; 12,3 e 15,1). Il primo “segno” è l’apparizione della donna vestita di sole; il secondo è l’apparizione del drago; il terzo è l’apparizione degli angeli con le sette coppe. Non ci sono altri passi nell’Apocalisse in cui si trovi la parola “segno” al singolare (Vanni). Questo significa che le sette coppe sono strettamente legate all’apparizione della donna e il drago. E non solo questo – anche la presentazione e il giudizio della grande meretrice (17,1) e il trionfo della sposa (21,9) sono mostrati e spiegati proprio da uno degli angeli delle sette coppe.

Questa seconda parte dell’Apocalisse, che riprende i temi della prima parte ma precisa la natura del nemico terreno con cui i credenti devono fare i conti, comincia con un suono di tromba (la settima) e con l’annunzio angelico che Dio e il suo Cristo hanno preso possesso dell’autorità regale (11,15). Subito dopo, i ventiquattro anziani innalzano un inno di ringraziamento a Dio, nel quale riprendono a loro volta (v. 17) l’affermazione fatta prima dell’angelo.

Anche questo canto perde molto della sua forza suggestiva se è stampato come prosa. Raccomandiamo invece la traduzione TILC che cerca di ricostruirne la struttura strofica:

O Signore, Dio dominatore dell’universo,
che se e che eri,
noi ti ringraziamo
perché hai preso in mano il potere che ti appartiene
e hai cominciato a regnare.
I popoli si sono sollevati contro di te
Ma è giunta l’ora della resa dei conti,
è venuto il momento di giudicare i morti,
di ricompensare i profeti tuoi servitori
e quanti sono tuoi e rispettano il tuo nome, piccoli e grandi;
il momento di distruggere quanti corrompono la terra.

Finito l’inno si apre il tempio celeste a appare l’arca del patto (v.19).

Nello scritto apocrifo Vita di Geremia si legge: “Nel giorno della risurrezione risusciterà innanzi tutto l’arca”. C’era chi credeva che l’arca fosse stata nascosta in una caverna tra le rocce del monte Nebo (II Macc. 2,4-7), che invece pensava che fosse stata rapita al cielo; in ogni caso, la sua riapparizione era uno degli eventi attesi per l’ultimo giorno. La risurrezione dei due testimoni era anch’essa un segno e una primizia del regno di Dio. Altrettanto lo era il “Segno”, cui i credenti erano stati chiamati in 1,6 e in 5,10. Qui abbiamo, se si vuole, la pienezza di quel regno che finora si era manifestato solo seminalmente o per via di segni. Tuttavia è ancora un regno nascosto. Per usare l’immagine di CULLMANN, Dio e il suo Cristo hanno preso in mano il potere, ma non l’hanno ancora impiantato su tutto l’universo liberandolo dall’occupazione del nemico. Oppure, per usare quella di CIARD, anche in questo caso l’Apocalisse potrebbe finire ma non finisce ancora, perché la misericordia di Dio vuole lasciare ancora un’occasione di ravvedimento e di conversione ai malvagi. Il prezzo di questa “politica” sono altre sofferenze e altre occasioni di “martirio” (greco = testimonianza).

 

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