Sabato, 05 Agosto 2017 17:52

La voce del Padre: “Questi è il mio Figlio, l’amato”

La “Trasfigurazione di Gesù” di Giovanni Bellini: l'esperienza estetica dell'umano-divino La “Trasfigurazione di Gesù” di Giovanni Bellini: l'esperienza estetica dell'umano-divino

6 agosto 2017
XVIII domenica Tempo Ordinario
Ciclo Liturgico Anno “A”

Prima Lettura (Dn 7,9-10.13-14)

Dal libro del profeta Daniele

Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.


Parola di Dio

 

Salmo Responsoriale
Il Signore regna, il Dio di tutta la terra (Sal 96)

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono.

I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria.

Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dei.

 

Seconda Lettura (2Pt 1,16-19)

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza.
Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.
E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino.


Parola di Dio

 

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia
Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il
mio compiacimento

Alleluia

 

Vangelo (Mt 17,1-9)

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».


Parola del Signore

 

Commento

Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. Mosè allora li chiamò, e Aronne, con tutti i capi della comunità, tornò da lui. Mosè parlò a loro. Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai. Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso. Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo, fin quando non fosse uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato. Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando non fosse di nuovo entrato a parlare con il Signore (Es 34,28-35).

Gesù molte volte e in diversi modi aveva attestato di essere da Dio. Gli Apostoli vedevano i miracoli, ma erano molto restii ad ascoltare la sua Parola. Se non si crede nella Parola, a nulla serve vedere i miracoli. Mosè e Legge devono essere creduti allo stesso modo. La Legge è Parola di Dio scritta. Mosè è Parola viva di Dio. Anche Gesù è Parola viva di Dio. Per mettere questa fede nel loro cuore Lui sale sul Monte e si trasfigura in tutto il suo corpo, assumendo per un istante tutta la luce della sua divinità e con essa nascondendo il suo corpo. È come se il corpo fosse tutto trasformato in luce. Non perché Dio gli avesse partecipato qualcosa della sua luce eterna, ma perché Lui stesso è luce eterna nella carne. A questo viene aggiunta la presenza di due testimoni: Mosè ed Elia, che sono la testimonianza della Legge e dei Profeti e sono lì per attestare che la sua Parola è vera Parola di Dio, in tutto conforme alla Legge e alla Profezia. Se questo ancora non è sufficiente, anche il Padre fa sentire la sua voce dalla nube e chiede ai discepoli di ascoltare Cristo. La sua Parola è sua Parola, la sua voce è sua voce. Lui è il suo Figlio Amato, il suo Messia, il suo Eletto, il suo vero Cristo. Lui Parola purissima di verità. Il suo è messianismo per la via della Croce.

Il discepolo di Gesù è obbligato a rendere credibile la Parola. Anche lui deve essere Parola viva di Dio, Parola viva di Cristo nello Spirito Santo. Se la Parola non è creduta per mancanza di accreditamento, la responsabilità è tutta del discepolo. Dio sempre ha reso credibili i suoi inviati. Se lui non è credibile, vi è qualcosa che in lui non va. La relazione con il suo Dio che lui vive è certamente non vera, perché la Parola da lui è detta, ma non vissuta. È insegnata, ma non praticata, realizzata, incarnata. Il primo accreditamento sempre dovrà essere la Parola di Dio fatta carne nella sua vita.

 

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