Sabato, 12 Agosto 2017 17:45

“Coraggio, sono io, non abbiate paura”

13 agosto 2017
XIX domenica Tempo Ordinario
Ciclo Liturgico Anno “A”

Prima Lettura
Fermati sul monte alla presenza del Signore (1Re 19,9a. 11-13a)

Dal primo libro dei Re

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.


Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Mostraci, Signore, la tua misericordia (Sal 84/85)

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 

Seconda Lettura
Vorrei essere io stesso anatema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli (Rm 9,1-5)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.
Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.


Parola di Dio

 

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.

Alleluia.

 

Vangelo
Comandami di venire verso di te sulle acque (Mt 14,22-33)


+ Dal Vangelo secondo Matteo.

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


Parola del Signore

 

Commento

Il capitolo 19 del libro dei Re (I lettura) ci presenta il profeta Elia che non ne può più: il mestiere di profeta è duro quando i risultati non ci sono e le parole sono come discorsi fatti al vento. Il popolo è di dura cervice e il profeta è tentato di gettare la spugna: “Ora basta Signore! Prendi la mia vita perché io non sono migliore dei miei padri”. Ma ecco che dopo aver detto “non ce la faccio più” viene un angelo a dirgli: “Su mangia perché è troppo lungo per te il cammino”. È come se, attraverso l’angelo che è sempre un messaggero di Dio, il Signore gli dicesse “non contare sulle tue forze che non ti basteranno per percorrere tutto il cammino che è ancora troppo lungo, ma conta su di Me, sulla mia forza che ti darò giorno per giorno”. Ed ecco allora il profeta che non ce la faceva più, ce la fa di nuovo. Dopo aver riconosciuto la propria debolezza ecco che interviene la forza di Dio, ed Elia, dopo aver mangiato il cibo che, misteriosamente si trova davanti, riprende a camminare per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio. Giuntovi entra in una caverna per passarvi la notte quand’ecco sente la voce del Signore che lo invita ad uscire. E fu allora che Dio passò. In che modo “Prima ci fu un vento impetuoso, poi un terremoto, poi un fuoco. E Dio non era lì. Ma ecco sopraggiungere una brezza leggera: allora Elia si coprì il volto con il mantello perché Dio era lì”.

“Coraggio sono io, non abbiate paura”

Nel Vangelo vediamo Gesù, di nuovo alle prese con le forze della natura. Avevamo già visto altre volte come Egli avesse esercitato il suo potere, oltre che sulle malattie che guariva e sugli spiriti immondi che scacciava, anche sugli elementi scatenati della natura, quando ordinava ai venti e al mare in burrasca di placarsi e questi obbedivano all’istante. E gli apostoli stupiti a chiedersi “ma chi è costui al quale addirittura i venti e il mare obbediscono?” Anche oggi lo vediamo sul lago agitato dalle onde a causa del vento contrario e anche questa volta dimostra di conoscere il linguaggio della natura e appena salito sulla barca, il vento cessa. Ma prima, oltre al vento atmosferico, si era scatenato il vento del dubbio e della paura dei discepoli che, vedendolo camminare sulle acque, si misero a gridare “è’ un fantasma”. E continuano ad aver paura anche dopo che il Signore li rassicura dicendo loro: “Coraggio sono io, non abbiate paura”. Al punto che Pietro, incredulo fra gli increduli, chiede un segno: “Signore se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. E all’invito del Signore riesce effettivamente a camminare per un po’ sulle acque, ma poi il peso della paura e del dubbio lo fa di nuovo sprofondare e il Signore deve acciuffarlo per i capelli e tirarlo su. “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. E finalmente, dopo essere saliti in barca e aver visto il Signore camminare sulle acque ed aver visto che aveva fatto cessare anche il vento, i poveri discepoli gli si prostrano davanti esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”. Alla buonora!!! Se eliminiamo il dubbio e la paura, cammineremo anche noi sull’acqua

La grande traversata

Ecco qual è l’unica distanza che ci separa da Dio: la poca fede. Se avessimo fede come un granello di senape, non sussisterebbe nessuna distanza e nessuna montagna potrebbe separarci da Lui. La montagna più grande da abbattere è quella della nostra incredulità! La fede ci rende Dio presente e nessuna tempesta potrà sconquassarci se Lo facciamo salire sulla nostra barca. È quando pretendiamo di attraversare il mare da soli, che ce la vediamo brutta! E non possiamo scegliere di non fare la traversata. Quella c’è per tutti! E qual è questa traversata? È la stessa vita che ha le sue burrasche e le sue tempeste, ma attenti! Mai fissare le tempeste! Quelle ci sono sì, ma guai guardarle e soffermarcisi. Nella tempesta non dobbiamo guardare né la tempesta, né noi stessi che non abbiamo le forze di affrontarla, ma alzare gli occhi verso il Signore, il solo che può placare ogni tempesta e aumentare le nostre poche forze. Se fissiamo Lui scopriremo che c’è sempre una fiaccola che illumina di speranza anche la tempesta.

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