Sabato, 26 Agosto 2017 12:49

“Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente”

27 agosto 2017
XXI domenica del tempo Ordinario
Ciclo Liturgico Anno “A”

Prima Lettura
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide (Is 22, 19-23)

Dal libro del profeta Isaia

Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo del palazzo:
«Ti toglierò la carica,
ti rovescerò dal tuo posto.
In quel giorno avverrà
che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa;
lo rivestirò con la tua tunica,
lo cingerò della tua cintura
e metterò il tuo potere nelle sue mani.
Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme
e per il casato di Giuda.
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide:
se egli apre, nessuno chiuderà;
se egli chiude, nessuno potrà aprire.
Lo conficcherò come un piolo in luogo solido
e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».


Parola di Dio

 

Salmo Responsoriale
Signore, il tuo amore è per sempre (Sal 137/138)

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dei, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

 

Seconda Lettura
Da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose (Rm 11,33-36)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
Infatti,
chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
O chi gli ha dato qualcosa per primo
tanto da riceverne il contraccambio?
Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.


Parola di Dio

 

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.
Tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa
e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

Alleluia.

 

Vangelo
Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli (Mt 16,13-20)

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


Parola del Signore

 

Commento

Gesù oggi pone una domanda ai suoi discepoli che sicuramente avrà portato sconcerto quando Gesù l’ha proferita: “Chi pensa la gente che io sia?”. Vuole sondare il terreno comprendendo bene qual è l’opinione che hanno di Lui i suoi contemporanei. Non si limita a domande superficiali e chiede: “Voi chi dite che io sia?”. Andiamo per gradi perché queste domande poste da Gesù ai suoi discepoli valgono anche per noi.

Nel mondo contemporaneo a Gesù c’è Erode che ci offre una dimostrazione evidente su chi è il Maestro per gli uomini del suo tempo. Gesù è un profeta; per il tiranno dovrebbe essere il Battista ma poi Erode stesso si domanda “ma non l’ho ucciso io”? Gesù quindi un profeta.

La gente lo paragona a Elia, Geremia e quindi anche tra il popolo questa è la visione.

Se questa domanda venisse posta oggi regnerebbe la confusione. Tre filoni mettono in evidenza la difficoltà di inquadrare Gesù. Un primo filone considera Gesù una sorta di mito, tipo Orfeo. Un altro filone considera un grande personaggio leggendario. C’è infine un ultimo filone il quale afferma che Gesù è un grande uomo, ma nulla di più tipo Gandhi, Martin Luter King. Queste visioni hanno in comune il grande rispetto per la figura di Gesù. Nessuno ne parla male, ma sono molto riduttive.

Gesù comprende l’esiguità delle risposte provenienti dal sondaggio che ha lanciato e allora chiede ai discepoli una domanda che serve a comprendere più profondamente la sua persona e quindi a intensificare il rapporto con Lui. “Voi chi dite che io sia?”.

È la domanda che oggi Gesù pone a noi battezzati e cresimati. È la domanda che pone al cristiano impegnato in parrocchia e a quello che si limita a vivere la sola esperienza della domenica, che pone a colui che è lontano dalla fede, ma cerca un senso alla propria vita e magari di sfuggita ha sentito parlare di Lui. Questi filoni di pensiero influenzano tutti, anche i battezzati.

La risposta la offre Pietro, che rappresenta la Chiesa. “Tu sei il Cristo il Figlio di Dio”. La grande professione di fede.

Stando con Gesù come ha fatto Pietro - e attraverso Pietro e quindi attraverso la Chiesa - si ha la vera conoscenza. La domanda posta da Gesù non è per sapere il suo indice di gradimento come fanno oggi i grandi opinion leader, ma ci aiuta a comprendere anche il senso del nostro vivere.

Cristo, il nuovo Adamo, rivelando al mondo il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a sé stesso e così manifesta la sua altissima vocazione. Cristo, come dice Paolo nella lettera ai Colossesi, è l’immagine del Dio invisibile e a differenza di Adamo che, con la sua disobbedienza, ci rese subito deformi a causa del peccato, ci ha restituito la somiglianza con Dio.

Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito ad ogni uomo. Egli ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato e ha agito con volontà d’uomo e non solo ha amato con cuore d’uomo. Egli ha amato fino alla follia sacrificandosi per ciascuno di noi. Con la sua forza ogni realtà assume colore diverso perché ogni realtà in forza dell’incarnazione è stata innalzata a una dignità sublime.

A noi cristiani è stato conferito il nobile compito di mostrare Gesù Cristo agli uomini nostri fratelli. Alcuni lo dovranno adempiere con la predicazione, mentre altri con la testimonianza della loro consacrazione. L’immensa maggioranza, la grande varietà dei cristiani chiamati a santificarsi in mezzo al mondo, deve far conoscere il Maestro svolgendo bene - con perfezione umana e con spirito cristiano - il lavoro e gli altri doveri che a ciascuno competono. «Cristo nostro Signore», per San Josemaría Escriva, «fu crocifisso e, dall’alto della Croce, ha redento il mondo, ristabilendo la pace tra Dio e gli uomini. Gesù stesso ricorda a tutti: Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me (Gv 12, 32), quando mi collocherete al vertice di tutte le attività della terra, compiendo il dovere di ogni momento ed essendo miei testimoni nelle cose grandi e piccole, allora tutti saranno attratti da me, attrarrò tutto a me, e il mio regno in mezzo a voi sarà una realtà”.

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