Il vangelo di oggi, 3a domenica di Pasqua, è la versione lucana di quello ascoltato domenica scorsa. La variante è data dal ritorno dei due discepoli di Emmaus che raccontano agli apostoli quanto vissuto con il pellegrino Gesù incontrato per strada. Durante questo racconto, il Signore Risorto si manifesta tra loro (Lc 24,36). In questo modo l’evangelista vuole dirci che l’esperienza del riconoscimento del Risorto avviene dopo un lungo cammino in cui ogni discepolo vive lo scacco davanti allo scandalo della croce, fintanto che Gesù stesso non lo soccorre andandogli incontro per sbloccarlo laddove si è arrestato (Lc 24,17).

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Domenica, 16 Aprile 2017 18:54

Cristo, mia speranza è risorto, Alleluia.

Voi sapete, tutti noi sappiamo ciò che accadde in Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che erano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui, con Gesù. I Giudei lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno...

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Domenica, 08 Aprile 2018 18:06

Dalla Pasqua nasce un popolo nuovo

Il racconto dell’apparizione del Risorto a Tommaso risente di una modalità letteraria tipica del quarto evangelista: l’utilizzo di un personaggio, come figura collettiva, per presentare cioè un atteggiamento non solo individuale, ma diffuso... L’apostolo incredulo è la personificazione del dubbio dei discepoli - oggi parliamo del dubbio dei fedeli - riguardo alla risurrezione di Cristo.

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Dopo la sua risurrezione Gesù esorta i suoi a rendergli testimonianza e a recare a tutti l’annuncio della sua vittoria sulla morte e la novità di salvezza che ne consegue. Sarà particolarmente dopo l’evento di Pentecoste che, animati dallo Spirito Santo, gli apostoli diffonderanno il lieto annuncio della resurrezione di Cristo “fino agli estremi confini della terra”, cioè secondo la concezione di allora fino a Roma…

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Domenica, 22 Aprile 2018 17:47

Il buon pastore ha cura delle sue pecore

Io sono il Pastore buono è il titolo più disarmato e disarmante che Gesù abbia dato a se stesso. Eppure questa immagine, così amata e rassicurante, non è solo consolatoria, non ha nulla di romantico: Gesù è il pastore autentico, il vero, forte e combattivo, che non fugge a differenza dei mercenari, che ha il coraggio per lottare e difendere dai lupi il suo gregge.

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Certe storie di santi, certe immagini che accade di vedere dentro le chiese, certe prediche vecchio stile, persino certi detti popolari, paiono dare fondamento a chi ritiene il cristianesimo la religione della rinuncia, del sacrificio, della penitenza; insomma, di una vita triste che si priva di quanto può piacere. Ebbene, chi avesse una tale idea della fede cristiana resterà sorpreso dal vangelo odierno (Giovanni 15,9-17), costituito da un brano del discorso di Gesù durante l’ultima cena, in cui tra l’altro egli afferma: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

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Sabato, 28 Aprile 2018 18:05

Rimaniamo uniti a Cristo vera vite

Siamo ancora sempre in campagna: superato il recinto delle pecore siamo finiti nella vigna. E assistiamo a una potatura tutta speciale, sia perché viene fatta da un vignaiolo assolutamente straordinario nientemeno che il Padre celeste, sia perché a venir potata non è per niente la vigna che sta in campagna, ma quella che si trova nel nostro cuore.

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Gesù si autodefinisce la Porta delle pecore. Lui, il risorto è una porta aperta per ognuno, come è aperta la sua tomba da cui è stato rimosso quel grande masso del nostro peccato. Il suo cuore trafitto dalla lancia è una porta sempre aperta che ci immerge nell’immensità dell’amore divino redentivo. È Lui, il pastore buono che si è messo sulle nostre tracce, incarnandosi ci ha trovato, si è caricato il pesante fardello delle nostre colpe, ha dato la vita per noi sulla croce e ci ha consentito il ritorno tra le braccia paterne e l’ingresso nella sua Casa…

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La prima parola è «se»: se mi amate. Un punto di partenza così libero, così umile, così fragile, così fiducioso, così paziente. Non dice: dovete amarmi. Nessuna minaccia, nessuna costrizione, puoi aderire e puoi rifiutarti in totale libertà. Ma, se mi ami, sarai trasformato in un’altra persona, diventerai come me, prolungamento dei miei gesti, eco delle mie parole: se mi amate, osserverete i comandamenti miei. Non per dovere, ma come espansione verso l’esterno di ciò che già preme dentro, come la linfa della vite a primavera, quando preme sulla corteccia dura dei tralci e li apre e ne esce in forma di gemme e foglie.

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