Sabato, 07 Novembre 2009 00:00

I cristiani e lo yoga. Lo yoga da una prospettiva biblica.

M. Basilea Schlink
I CRISTIANI E LO YOGA
Lo Yoga da una prospettiva biblica
Tratto dal sito della “Comunità Evangelica delle Sorelle di Maria”

È possibile conciliare yoga e fede cristiana?
Premessa del curatore del sito: tantrismo e cristianesimo, due realtà opposte e inconciliabili.

Pubblichiamo questo articolo pur sapendo di esporci a possibili critiche da parte dei fautori di un ecumenismo “aperto” e di un dialogo interreligioso “rispettoso a tutti i costi” delle altre tradizioni spirituali e religiose.

In questo delicato ambito il problema fondamentale rimane sempre questo: quando in una tradizione religiosa non cristiana sono chiare non solo le cosiddette diversità di fondo sulla realtà ultima e su Dio, ma emergono anche chiari segni di una contaminazione e di una matrice satanica riguardo all’uso dei mezzi, alla via e alla meta finale, bisogna far notare questa “diversa visione” e “rispettarla”, facendo un discorso “politicamente corretto”, oppure bisogna dire di più e apertamente rigettando senza titubanza pratiche chiaramente intrise di elementi magico-occulti?

Tanto per intenderci prendiamo in considerazione due importanti scuole che utilizzano lo yoga come via spirituale e di illuminazione: il buddhismo tantrico tibetano e lo yoga tantrico induista. Sappiamo che i maestri e gli allievi di queste tradizioni oggi molto in voga fanno uso, senza dirlo esplicitamente al pubblico e ai neofiti occidentali, di “pratiche autorealizzative” e di “tecniche trasformatrici” non solo simboliche ma concretamente basate sull’uso dell’energia sessuale (la famosa Kundalini), del coito rituale, della manipolazione di fluidi umani, e non aggiungiamo altro...., in questo non discostandosi molto dalle nostre scuole magiche ed esoteriche che, in ambito massonico e non, perpetuano le vecchie tradizioni ermetico-alchemiche di chiara derivazione gnostica (ci riferiamo soprattutto alla dottrina della “luce nascosta nel seme” che ritroviamo sotto vesti culturali diverse anche nel Kundalini-yoga, nel taoismo esoterico e nell’idea tibetana del “bindu” - cfr. glossario).

Anche i rituali di meditazione sulle varie divinità presentano aspetti molto ambigui e in ogni caso inaccettabili per il cristiano. È classica la distinzione, nell’ambito del buddhismo tantrico, tra divinità “pacifiche” e “irate” che sarebbero in ultima analisi solo una espressione bipolarizzata della “natura della mente” o della “base primordiale” da cui tutto scaturisce liberamente. Di fatto avviene questo (lo esponiamo in maniera molto semplificata):

A vari stadi e dopo aver fatto un cammino di preparazione che può durare vari anni (ngondro) e che è suddiviso in alcune fasi (rifugio, centinaia di migliaia (!) di prostrazioni e di ripetizioni di mantra, purificazione, offerta del mandala, guru yoga)

  1. prima ci si pone davanti alla divinità con preghiere e offerte,
  2. poi ci si identifica (yoga della divinità o “dell’orgoglio divino”) e si lavora con i “canali”, i chakra, i “soffi” e il “bindu” (goccia seminale) che si trovano nel mandala interno (il corpo),
  3. infine si supera sia il concetto di Io che di Divinità per entrare in uno stato di spaziosa e illimitata consapevolezza, di chiarezza luminosa, di saggezza non-duale, di vacuità ineffabile e inesprimibile a parole e che costituirebbe la meta finale, la liberazione ultima dal samsara.

I mezzi tecnici per ottenere quest’ultimo risultato sono naturalmente segreti, ma in realtà appartengono alle varie tradizioni yogiche e sciamaniche di “fissazione della luce del sole”, di prolungato ritiro al buio, di controllo del respiro, di rilassamento e svuotamento della mente (ci riferiamo principalmente ai metodi nyingma del trekchod e del todgal e alle varie tecniche kagyu della mahamudra) .

A proposito delle divinità irate presentate come coloro che uccidono i vizi, gli errori e gli attaccamenti, scopriamo elementi rituali e simbolici che fanno parte, ovviamente dal nostro punto di vista (che secondo i maestri tibetani è parziale e dualistico), dell’universo magico e demoniaco: diagrammi, gesti efficaci (mudhra), espressioni feroci e infuocate, richieste e promesse di potere, sottomissione e patto devozionale. A questo proposito, appena mi sarà possibile, metterò a disposizione del pubblico alcuni rituali che, visti nell’ottica cristiana, non possono non destare grosse riserve e perplessità.

Sempre in questo ambito ritroviamo le cosiddette “guardie” del dharma (gli insegnamenti del Buddha) che in alcuni casi (soprattutto nella tradizione Nyingma) non sono altro che antiche divinità bon e demoni malvagi sottomessi dal famoso Guru Padmasambhava e che ora vengono riproposti come protettori illuminati degni di rispetto e sottomissione, salvo poi precisare che alcuni di essi sono ancora “imprevedibili, pericolosi e potenzialmente dannosi per il praticante incauto” soprattutto quando vengono indebitamente provocati: da ciò la necessità di munirsi ancora oggi di “mantra e sigilli protettivi” e di mettere in atto “rituali propiziatori” non molto dissimili da quelli che nel medioevo utilizzavano i nostri maghi attraverso formule, pentacoli, talismani e cerchi magici.

I maestri tibetani parlando al grosso pubblico mantengono il riserbo su questi insegnamenti più ambigui e oscuri del tantrismo e si limitano a esporre i temi buddhisti relativi alla saggezza e alla compassione, oppure fanno riferimento agli insegnamenti più elevati (come lo Dzogchen e l’Anuttara Tantra) che naturalmente fanno molta presa sugli ascoltatori. Sottolineando poi che tutto in realtà è vacuità, che non esiste in ultima analisi nè l’anima nè un Dio personale, nè le varie divinità e che le apparenze sono prodotte dalla mente dualistica, essi non distinguono il bene dal male, Dio e satana, facendo rientrare il tutto in un cammino di reintegrazione degli opposti che supererebbe il dualismo di cui tutti noi saremmo pervasi.

Non è questa evidentemente la via insegnata da Cristo e dalla Chiesa.

Conoscendo tutto ciò possiamo ingenuamente affrontare il dialogo o peggio ancora una “condivisione di esperienze” con esponenti che diffondono consapevolmente insegnamenti e “iniziazioni” contrari alla fede biblica e cristiana? Gesù e tutta la la Bibbia hanno sempre denunciato apertamente queste posizioni mettendone in luce le premesse fallaci e idolatriche. Questo spiega anche perchè i primi cristiani e i Padri della Chiesa hanno condannato con molta decisione e senza curarsi affatto delle conseguenze personali queste dottrine “eretiche” ed erronee.

L’articolo della M. Basilea Schlink, ponendosi su questa linea, analizza lo yoga da una prospettiva biblica e cristiana, aiutandoci a superare una visione ingenuamente sincretista che può solo danneggiare il nostro cammino spirituale.

Questa premessa un pò “forte” non riguarda naturalmente l’autentico buddhismo theravada e mahayana (basato sulla compassione), nè le scuole induiste che mettono al centro la devozione per la Divinità (bakti yoga), l’amore e la purezza dei costumi. Per queste tradizioni vale più il discorso sulla precisazione delle diversità di fondo e delle possibili convergenze, fermo restando che anche in questo caso non dovremmo incoraggiare facili e inopportune commistioni (pensiamo ad esempio agli elementi che più ci discostano dal buddhismo: la visione della realtà ultima, del concetto di anima e di Dio-Persona, il Karma e la “reincarnazione”, l’idea dell’autoredenzione, etc.).

Per facilitare la comprensione di alcuni termini tecnici qui usati si rimanda al glossario inserito alla fine dell’articolo.

Benvenuto De Matteis

 


 

 

Lo yoga si trova oggi in misura crescente al centro dell’interesse dei nostri paesi occidentali, lodato da molti come la soluzione nel deserto spirituale e religioso, che si estende come conseguenza del razionalismo, materialismo e ateismo. Ma la sua origine è in India, e trae le sue radici dall’induismo.

Yoga non è un concetto unitario, ma nelle sue forme si presenta come una tavolozza multicolore di metodi e di esercizi, una pratica di vivere fino a raggiungere finalità religiose e spirituali. A questa immagine cangiante corrisponde anche la comunità yoga, che oggi nell’occidente è composta da persone di tutte le età e classi sociali, interessate per motivi molto diversi. Nella sola Germania occidentale vi sono attualmente 100.000 praticanti.

Fra le diverse scuole di yoga ve n’è una, la meditazione trascendentale, chiamata “scienza dell’intelligenza creatrice”. In origine era una derivazione del Mantra-Yoga magico; questo movimento ha avuto un’impronta speciale per la sua diffusione tra gli occidentali. Nel 1974 il numero degli aderenti occidentali era di mezzo milione. Il fondatore e capo, Maharishi Mahesh Yogi, che dal 1960 viaggiava per gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Germania, sin dal 1972 presenta come finalità del movimento un piano mondiale: partendo da 3.600 centri, uno per ogni milione della popolazione mondiale di quel tempo, la meditazione trascendentale, che è la “scienza della intelligenza creatrice”, dovrebbe essere diffusa come una valanga nel senso che ciascuno, una volta ammesso alla meditazione trascendentale, deve comunicarla ad altri.

Lo yoga, nelle sue diverse forme, è presente spesso anche nei circoli cristiani. È significativo però, come amici indiani ci hanno detto, che nell’India odierna esso ha un ruolo di poca importanza. Proprio in India gli uomini hanno riconosciuto spesso che lo yoga non dà loro quello che desiderano nel momento della disperazione. I cristiani indiani rifiutano fermamente una combinazione di yoga e cristianesimo. Il fatto che questa dottrina in occidente metta radici, ci dice che proprio l’occidente si trova nell’allontanamento della fede e nella ribellione contro Cristo, quindi questa è una manifestazione del suo carattere anticristiano.

 

Che cosa è lo yoga?

Secondo l’induismo lo yoga è un insieme di metodi che, con l’aiuto dell’ascesi, di esercizi fisici, di tecniche di respirazione e di meditazione, dovrebbe liberare l’anima umana di tutto il suo peso materiale e terreno. Questa liberazione tanto ricercata ha un doppio significato: non è intesa soltanto per l’esistenza presente dell’uomo che pratica lo yoga, ma soprattutto per il ciclo delle reincarnazioni. Secondo l’antica concezione induista a dipendenza del suo “Karma”, l’anima impura dell’uomo deve rientrare sempre in un seno materno e nascere di nuovo. Soltanto quando riesce per propria forza a purificarsi, raggiunge la redenzione e con questa la liberazione da nuove reincarnazioni. La redenzione induista significa anche che l’anima individuale (Atman) è alla fine identica all’anima cosmica (Brahman). Nello yoga indiano c’è la concezione che ogni anima, nella sua natura e sostanza, è unita nel suo profondo alla divinità. Qui sta la tentazione segreta dello yoga: esso insegna che l’uomo è Dio.

Nello yoga l’uomo non è l’immagine di Dio danneggiata dal peccato originale, ma è Dio stesso.

Le diverse scuole di yoga si distinguono per il loro metodo. Lo Hatha-Yoga dà molta importanza alle tecniche propriamente corporali, per esempio alla purificazione dello stomaco e degli intestini, a certe posizioni (Asanas), a tecniche respiratorie (Pranayama). In queste ultime si tratta principalmente di rallentare arbitrariamente o volutamente il respiro, e questo effettua nell’esperienza un rallentamento del pensiero, uno svuotamento artificiale della coscienza.

Altre scuole preferiscono tecniche meditative, per esempio il Mantra-Yoga, che lavora con la ripetizione dei mantra, ad alta e bassa voce o nel silenzio. Questi mantra sono formule magiche che spesso non hanno un significato linguistico o grammaticale, come per esempio il mantra “OM”. Essi dovrebbero esprimere immediatamente forze primitive divine o cosmiche, per esempio gli dei Vishnu, Shiva o l’anima cosmica Brahman.

Mediante la ripetizione incessante di tali formule, gli indù pensano di identificarsi con le potenze rappresentate in queste formule medesime. L’uomo perciò non si presenta umile davanti al suo Creatore, ma tenta attraverso i mantra di realizzare una sua latente identità divina, che in ultima analisi è pagana.

La maggioranza delle scuole di yoga nell’occidente sono sotto l’influsso dell’Hatha-Yoga. Gli esercizi insegnati in questa scuola dovrebbero fortificare principalmente il corpo, mantenere elastiche le articolazioni, disintossicare gli organi, tranquillizzare i nervi e così aiutare gli uomini a condurre una vita armonica per riuscire meglio ad affrontare lo stress quotidiano.

Spesso si introducono i bambini ai corsi di yoga. Nelle scuole occidentali di yoga raramente si parla della liberazione dell’anima dal ciclo delle reincarnazioni, ma piuttosto del successo nel mondo. Questa trasformazione del significato di yoga nell’occidente porta con sé un giudizio errato, sembra che si tratti soltanto di un esercizio fisico. Il principiante sente a volte alcuni effetti positivi di leggerezza, perciò è in grado di sopportare meglio certe situazioni di stress. Queste esperienze iniziali, spesso soltanto apparentemente positive, inducono molti uomini ad occuparsi più da vicino dello yoga, a penetrarne più profondamente la sua dottrina. Ecco perché molti ne sono sedotti e cadono nell’inganno.

Gli esercizi fisici però sono difficilmente separabili dagli aspetti spirituali. Anche lo spirito dell’uomo vi si trova inserito. Come veri iniziatori, dietro le quinte ci sono dei maestri di yoga (yogi) formati nello yoga dell’induismo indiano e che hanno un piano preordinato per condurre gli allievi alla meta dello yoga indiano. Perciò il cammino iniziale di esercizi fisici, respiratori e di rilassamento, conduce ad ulteriori esercizi di conoscenza di se stessi, di tecniche di dominio dello spirito e dell’anima.

Con questo abbiamo risposto alla questione discussa, e cioè che il metodo yoga non si può separare dall’induismo. Quello che viene praticato nei paesi occidentali non è soltanto una ginnastica che favorisce la salute; chi pensa cosi è vittima di un inganno, poiché in ultimo questi esercizi non sono separabili, come è stato detto tante volte, dalle concezioni speciali dell’induismo e del suo mondo spirituale occulto. I fautori dello yoga dicono questo apertamente.

Apparentemente lo Hatha-Yoga è innocuo e non religioso; con esso si cerca di essere coscienti delle proprie capacità fisiche grazie agli esercizi nei corsi di ginnastica. Questa forma di yoga è una preparazione per il “cammino regale” del “Raja-Yoga”. Certi aspetti del pensiero induistico devono essere accettati anche nello Hatha-Yoga. Gli esercizi apparentemente di pura ginnastica sono orientati spiritualmente e hanno effetti spirituali. Questo si manifesta attraverso i suoi nomi come “sede del perfetto”, “la posizione eroica”, “la sede del Loto”, eccetera.

In questi esercizi, non solo le membra sono attivate, ma vi sono anche effetti sugli organi interni e sulle ghiandole e su certi centri nervosi.

 

Quali sono gli scopi dello yoga?

Se anche le singole scuole hanno le loro dottrine specifiche, nello yoga classico si tratta del tema principale che è scoprire se stesso, quella parte essenziale, pura e divina in sé: il Dio nell’uomo.

Secondo la dottrina fondamentale dello yoga, si afferma che la natura

Letto 454 volte