Giovedì, 25 Ottobre 2012 01:00

Borghetto dei pescatori, centro di spiritualità

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“Non sono un esorcista. Non chiamatemi così”. Un gioiellino incastonato tra mare, pineta e canale. Un angolo di cielo dove si dimenticano traffico, convulsioni della vita quotidiana e forse anche cattivi pensieri. Una piazzetta, pedonalizzata, che fa da sfondo al centro di spiritualità. Nel borghetto dei pescatori di Ostia, storico insediamento del XIII municipio, opera don Alberto Abreu, venezuelano, vice parroco della parrocchia San Nicola di Bari, dove riceve decine e decine di fedeli per la preghiera di guarigione e di liberazione.

L’approccio con lui non è facile. “Non parlo con i giornalisti”, così risponde al telefono. Poi però si ammorbidisce ed accetta un incontro a quattrocchi. Anche qui, è necessario vincere lo scetticismo iniziale. Comprensibile. “Voi giornalisti siete sempre a caccia di notizie sensazionali, di uno scoop”, dice. La motivazione che ha portato fino a lui è quello che su di lui si dice al borghetto dei pescatori: che sia un esorcista, che nelle sue messe avvengano cose strane. “Niente di più falso – esordisce don Alberto – e forse è bene parlarne, perché troppe chiacchiere si fanno sul mio conto. Non sono un esorcista. Gli esorcisti sono mandati dal vescovo”. Inizia così il viaggio spirituale nel borghetto dei pescatori.

“Bartimeo era un cieco che si trovava nelle strade di Gerico al passaggio di Gesù. L’unica possibilità che aveva di avvicinarlo era quella di mettersi a gridare. Così cominciò a farlo, con insistenza, fino a che il Signore non gli diede ascolto. Gesù si avvicinò e gli chiese di cosa avesse bisogno. Lui rispose che rivoleva la vista. Gesù compì il miracolo e Bartimeo tornò a vedere”. Don Alberto cita un passo del Vangelo per spiegare la croce che ognuno di noi porta sulle spalle. E specifica che bisogna urlare al Signore la sofferenza, chiedere, supplicare, perché alla fine il Signore dà ascolto. “Chiedete e vi sarà dato – dice ancora don Alberto – ma fatelo con un cuore puro, riconciliato. Confessatevi. In tanti vengono da me per la preghiera di guarigione e di liberazione. Ma che senso ha se poi nelle loro famiglie ci sono delle liti, se magari due fratelli non si parlano da anni, se sono stati interrotti da tempo i rapporti con i genitori? Vale di più una buona confessione che un esorcismo”.

Per avvicinarsi ai giovani, per stare al passo coi tempi, per utilizzare in maniera sana gli strumenti di comunicazione di massa come il web, don Alberto ha creato un sito internet www.pietrascartata.com, dove spiega le attività che si fanno nella sua parrocchia, i pellegrinaggi, le preghiere. E poi c’è un campo da compilare, una richiesta di preghiera alla quale si accede lasciando il proprio indirizzo mail. Nella homepage campeggia una frase di padre Amorth, l’87enne esorcista della diocesi di Roma che ha definito Satana come “la scimmia di Dio”, nel senso che il diavolo scimmiotta le opere del Signore. “Quando il nostro spirito è buio, vive nelle tenebre e nel peccato, il diavolo ha maggiore spazio di manovra. Per questo occorre confessarsi spesso – scrive padre Amorth – la confessione riporta l’uomo nella luce. Una confessione è più potente di un esorcismo. Perché la confessione di schianto riporta l’uomo alla luce, alla grazia di Dio e contro un uomo in grazia di Dio, Satana non può fare nulla. La confessione distrugge il male. Lo annienta. E gira l’uomo verso la luce, verso il bene”.

“Dico la messa di guarigione e di liberazione del corpo e dello spirito il primo venerdì del mese nella chiesetta del borghetto. E’ una benedizione e imposizione delle mani con l’olio santo e profumato di Gerusalemme – spiega don Alberto Abreu – La funzione inizia alle 15 ma non so mai a che ora finisce. Spesso dura molte ore. I fedeli mi raccontano che provano un riposo dello spirito, è successo anche che alcuni di loro siano caduti come svenuti. Ma ripeto, non si viene qui se non si è riconciliati con Dio e con il prossimo e se non si è rinunciato al male e a Satana”. E’ successo anche che don Alberto sia finito in ospedale dopo un collasso al termine di una messa che si era conclusa all’una di notte. “Non sono un esorcista – ribadisce per l’ennesima volta – né un guaritore. Accolgo semplicemente le preghiere dei fedeli e chiedo loro di benedire ciò che hanno, perché solo chi non ha, sa apprezzare la vita. Chi ha, è insoddisfatto e infelice e vive sperperando la grazia di Dio”. Ogni martedì, giovedì e sabato alle 6 del mattino, don Alberto riceve i parrocchiani alla San Nicola di via Passeroni per le confessioni. La sua fede è instancabile.

Tanti sono gli episodi che racconta, che lo hanno visto coinvolto nei momenti della messa di guarigione e di liberazione. Ma più di una notizia giornalistica, vale il senso cristiano e il rispetto delle storie altrui. “Ostia sta tornando a vivere una stagione particolare – dice don Alberto – per questo prego che i miei fedeli abbandonino la superstizione. Il senso esoterico di Ostia non si è mai sopito: tanti ragazzi cadono vittime delle sette, trappole che allontanano da Dio. Ho in programma di organizzare delle conferenze, almeno una al mese, per parlare delle trappole delle sette che sono pseudo-religioni, fanatismo, falsa religiosità. Questo è l’anno della fede”.

Don Alberto Abreu è stato ordinato sacerdote dalla diocesi di Roma nel 1995; presta servizio nella parrocchia San Nicola di Bari (la sede centrale in via Passeroni davanti all’ospedale Grassi di Ostia, la sede distaccata al borghetto dei pescatori) dal 2007. Ne è parroco don Elio Leli.

Terminato il colloquio con lui, il cuore sembra più leggero. Il borghetto dei pescatori pare ancor più un angolo nascosto di cielo, al riparo da ciò che tutti i giorni distoglie lo sguardo proprio da quel cielo, celeste, immenso. Le strade che portano a Dio sono tortuose. Se non fossero così, non sapremmo che sono quelle giuste.


Alessandra Sozio
Articolo tratto da: Sprito Libero

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