Sabato, 04 Luglio 2009 01:00

Gesù percorreva i villaggi d'intorno insegnando

Gesù percorreva i villaggi d’intorno insegnando Gesù percorreva i villaggi d’intorno insegnando

4 luglio 2009 – XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ciclo Liturgico: anno “B”

Gesù percorreva i villaggi d’intorno insegnando

Vangelo (Marco 6, 1-6)
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

(Ez 2, 2-5)
Sono una genìa di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.
(Sal 122)
Rit: I nostri occhi sono rivolti al Signore.
(2Cor 12, 7-10)
Mi vanterò delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.

Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me:
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco

 

  1. In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
  2. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?
  3. Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
  4. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».
  5. E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.
  6. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

Parola del Signore

 

 

Commento:

Nella storia, nel quotidiano più ordinario, Dio, l’Eterno si fa prossimo dell’uomo. Attira la sua attenzione e gli invia dei “segni”: per esempio, facciamo l’esperienza inattesa del suo aiuto; incontriamo un uomo che testimonia di lui con forza. La sua preghiera ci coinvolge e noi “prendiamo gusto a essere con Dio”. Ascoltiamo la sua parola in modo nuovo. Scopriamo subito il suo intervento negli avvenimenti della nostra vita ne scopriamo sempre più chiaramente il “filo conduttore”. Ma può accadere che talvolta percepiamo l’incontro con lui come una esigenza che ci disturba, perché non percepita come tale, che ci irrita e ci provoca. Una risposta affermativa necessita di abbandonare la terra ferma, osar affrontare l’ignoto, un cambiamento, a volte radicale.

Subito ricominciamo a fare questi ragionamenti: Perché dare un senso particolare a tale avvenimento? Non è piuttosto il caso di tenere tutto sotto il controllo della razionalità umana, ordinare tutto sotto le leggi naturali spinti dal rispetto degli obblighi e delle relazioni sociali? Perché prendere le elucubrazioni del nostro spirito come “messaggi di Dio”? Uno psicologo potrebbe spiegare meglio i diversi motivi delle nostre reazioni.

Il nostro io percepisce un rischio, e rifiuta, per pigrizia o per autodifesa. Peggio: la nostra vita prende allora una cattiva direzione.

Gesù viene nella sua città natale. L’interesse che suscita aumenta sempre di più. Il suo insegnamento suscita meraviglia. Da lui emana una saggezza indicibile. Ma molto presto l’attrattiva che egli esercita si altera: La gente è stupita: “Donde gli vengono queste cose? Non è costui il carpentiere?”, rampollo di una famiglia ordinaria? E trasmetterebbe una nuova dottrina? Annuncerebbe una esigenza?

Era certamente in gioco l’invidia e soprattutto la mancanza di “buon senso”.

È per questa ragione che i contemporanei di Gesù rifiutano di riconoscere l’azione di Dio nell’avvenimento. E non è tutto: deformano l’evento di Cristo e lo trasformano in “scandalo”, in una forza del male che spinge al peccato. Tale interpretazione “tenebrosa” finisce per rassicurarli, dopo una simile provocazione.

Ecco una tranquillità pagata molto cara! La fede in Dio e la redenzione in Gesù Cristo diventano inaccessibili. Invece, gli abitanti di Nazareth avrebbero dovuto rischiare di abbandonarsi. Soltanto colui che ha una relazione di intimità con il Redentore sarà salvato. Colui che si è blindato nell’autoconservazione rimane chiuso alla salvezza. Sospettare con cattiveria che l’attrazione di Cristo sia una tentazione contro Dio in realtà non fa che rassicurare il proprio egoismo, per quanto “ragionevoli” possano apparire i suoi argomenti.

Il Popolo d’Israele si mette in contrapposizione ai messaggeri di Dio, davanti alla sua parola, che è una parola di ammonimento, di richiamo all’unico vero Dio. Il cuore è indurito, il profeta si fa coraggio secondo il comando di Dio, ascoltino o non ascoltino, perché Dio ama il suo popolo e non può mancare la sua parola. San Paolo si trova in questa lotta tra la sua carne ribelle, prende coscienza di questa spina messa da satana. Ma la grazia del Signore è più grande, perché dove abbonda il peccato soprabbonda la grazia di Dio. Paolo allora comprende che con la sua debolezza diventa il forte di Cristo si compiace delle difficoltà e di tutte le sofferenze.

Noi cristiani prendiamo davvero forza da questa parola, è la realizzazione di Cristo in noi davanti a quello che siamo nella nostra povera umanità che ci porta in continua caduta, dobbiamo sapere che non ce giustificazione per rimanere a terra, sfiduciati, siamo già giustificati in virtù di colui che ci ama e a dato la vita per noi. Da questa fonte inesauribile attingiamo forza, la fede ha vinto il mondo e noi con essa, distruggendo la paura, perché abbiamo ricevuto uno Spirito di figli adottivi che dall’intimo del nostro cuore grida Abba Padre.

 

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