Sabato, 03 Febbraio 2018 10:21

Guarì molti che erano afflitti da varie malattie

 febbraio 2018
V domenica del Tempo Ordinario
Ciclo Liturgico Anno “B”

Prima Lettura
Notti di affanno mi sono state assegnate (Gb 7,1-4.6-7)

Dal libro di Giobbe

Giobbe parlò e disse:
«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me sono toccati mesi d’illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”.
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,
svaniscono senza un filo di speranza.
Ricordati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene».


Parola di Dio

 

Samo
Risanaci, Signore, Dio della vita (Sal 146/147)

È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.

 

Seconda Lettura
Guai a me se non annuncio il Vangelo (1Cor 9,16-19.22-23)

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.


Parola di Dio

 

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.
Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie.

Alleluia.

 

Vangelo
Guarì molti che erano affetti da varie malattie (Mc 1,29-39)

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.


Parola del Signore

 

Commento

Stiamo faticosamente uscendo da una crisi quale, dicono, mai si era vista dopo l’ultima guerra. Una crisi economica, che ha toccato tutti gli strati della popolazione e a livelli profondi della vita, sino a diventare crisi di certezze, di prospettive, di speranze. In situazioni come questa è facile lasciarsi andare a considerazioni pessimistiche, come quelle della prima lettura odierna, tratta dal libro di Giobbe (7,1-7). È un caso che la si legga di questi tempi (il calendario liturgico la prevede da decenni); ma sembra quasi una voce di oggi, ad esempio di un giovane senza prospettive, di uno che ha persino smesso di cercare lavoro, di uno che non sa come arrivare a fine mese. “L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra? Come lo schiavo sospira l’ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d’illusione e notti di affanno. La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba. I miei giorni scorrono più veloci di una spola, svaniscono senza un filo di speranza”?

Giobbe è un personaggio d’invenzione; la storia di cui è protagonista è come una parabola: un racconto inventato per esprimere in forma narrativa concetti e verità. Egli è presentato come un ricco possidente, che d’improvviso perde tutto, i figli, i beni materiali e persino la salute. Si interroga sul perché di quanto gli accade, e non lo convincono né la moglie col suo invito ad abbandonare Dio che non ha saputo proteggerlo, né gli amici, per i quali le sue sventure sono castighi per i suoi peccati. Quest’uomo lo si immagina vissuto secoli prima di Cristo; ma in lui si riflette l’uomo di ogni tempo, spesso sottoposto a prove durissime delle quali non sa trovare il senso, uscendone o con una perdita della fede o, all’opposto, con un rafforzamento della speranza in Dio.

? Al problema del male il libro di Giobbe dà una risposta tutta sua. Gesù ne dà un’altra, che non contraddice quella ma la cala nella concretezza quotidiana. Scrive l’evangelista Marco (1,29-39) che, uscito dalla sinagoga di Cafarnao (dove aveva guarito un presunto indemoniato, come si è sentito domenica scorsa), Gesù si recò a casa di Pietro, dove ne guarì la suocera febbricitante e “dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da molte malattie...”.

Questa è una di quelle espressioni con cui i vangeli riassumono l’incessante attività taumaturgica di Gesù, nella quale egli si prodigava anche per lasciare un esempio ai suoi discepoli, di allora e di sempre. Gesù guarisce perché ama la vita e vuole che gli uomini l’abbiano in pienezza; i cristiani sono invitati a fare altrettanto, ovviamente con i mezzi di cui dispongono, per sanare o almeno alleviare le malattie, adoperarsi perché tutti possano vivere dignitosamente e, implicita quanto basilare premessa, nessun uomo si ritenga autorizzato a togliere la vita a un altro. Mai?

Oggi, prima domenica di febbraio, i cristiani celebrano la Giornata per la Vita. E ci sono tre strade per farlo. In primo luogo riflettendo, e aiutando tutti a capire, che della vita umana nessuno è padrone, nemmeno della propria: men che meno di quella altrui. Nessuno è entrato nel mondo, e così non può uscirne, di propria volontà; la vita è un mistero, dietro il quale si intravede un disegno più grande che a nessuno è lecito guastare. La seconda strada è quella indicata dal comportamento di Gesù: fare quanto è possibile perché la vita si affermi nel modo migliore. E anche la terza strada è suggerita da Gesù: il vangelo di oggi riferisce che dopo l’intera giornata trascorsa a guarire i malati di Cafarnao, “al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in luogo deserto, e là pregava”. Chiedeva al Padre suo la forza per compiere la sua missione. Pregava lui, il Figlio amato: possono esimersene i suoi seguaci?

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