Sabato, 05 Maggio 2018 15:51

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri

6 maggio 2018
VI domenica di Pasqua
Ciclo Liturgico Anno “B”

Prima Lettura
Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo (At 10, 25-26.34-35.44-48)

Dagli Atti degli Apostoli

Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anche io sono un uomo!».
Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio.
Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.


Parola di Dio

 

Samo
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia (Sal 97/98)

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

 

Seconda Lettura
Dio è amore (1Gv 4, 7-10)

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.


Parola di Dio

 

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Alleluia.

 

Vangelo
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici (Gv 15, 9-17)

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Parola del Signore

Commento

Certe storie di santi, certe immagini che accade di vedere dentro le chiese, certe prediche vecchio stile, persino certi detti popolari, paiono dare fondamento a chi ritiene il cristianesimo la religione della rinuncia, del sacrificio, della penitenza; insomma, di una vita triste che si priva di quanto può piacere. Ebbene, chi avesse una tale idea della fede cristiana resterà sorpreso dal vangelo odierno (Giovanni 15,9-17), costituito da un brano del discorso di Gesù durante l’ultima cena, in cui tra l’altro egli afferma: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

La gioia, e non certo la tristezza, è l’autentico stato d’animo del cristiano; la gioia vera, che non consiste nell’allegria sguaiata dei bagordi o nel possesso ad ogni costo di quanto attira e poi lascia regolarmente delusi; la gioia vera, che non chiude gli occhi di fronte alle difficoltà, ma non si fa imprigionare da esse; la gioia vera, che non coltiva sterili nostalgie o utopistici sogni. La gioia vera, che poggia sull’essere in pace con la propria coscienza e si apre a realistiche prospettive future, nella consapevolezza di essere amati. Essere amati, ancor prima e più che amare, ed essere amati sempre, di un amore che non viene meno qualunque cosa succeda.

Se poi ci chiediamo chi può dare all’uomo questa sicurezza, la risposta è: non certo un suo simile. Per quanto bello e appagante, anche nei casi migliori l’amore umano è precario, spesso viziato da egoismo, minato da incomprensioni e non sempre corrisposto. Solo Dio ci ama senza riserve, e per sempre. Ancora il vangelo di oggi: “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”.

Se si pensa a come la divinità è concepita in altre religioni - un padrone da temere, magari dispotico e capriccioso, cui sottomettersi senza discutere - si comprende quanto innovativi siano i rapporti manifestati da Gesù. Egli chiama gli uomini non servi ma amici! Amici perché destinatari delle sue confidenze, ammessi alla sua intimità; amici perché amati, al punto da dare per loro la vita; amici perché per loro è preparato un posto nella sua casa. Poggia qui la ragione fondamentale del perché il cristiano, indipendentemente da quanto può accadergli nella vita, possiede la gioia.

L’amore autentico, si sa, non si compera né si impone: si offre. E anche questo dimostra che Dio ci ama davvero: non ci obbliga ad accettare il suo amore; proprio perché ci ama, rispetta la nostra libertà; sta a noi decidere se accoglierlo, contraccambiandolo. Ma come può l’uomo, con tutti i suoi limiti, contraccambiare il suo amore infinito? “Rimanete nel mio amore”, dice ancora Gesù, cioè amatemi anche voi; “se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Dunque, si ricambia l’amore di Dio amando il prossimo.

In un altro scritto, la prima delle sue tre lettere entrate a far parte della Bibbia, l’evangelista Giovanni fa propri quei discorsi del divino Maestro con queste parole, che costituiscono la seconda lettura di oggi. “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. Sono parole preziose, anche perché comprendono la più perfetta definizione di Dio che sia mai stata data: Dio è amore.

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