Sabato, 13 Gennaio 2018 17:21

Abbiamo trovato il Messia, Cioè il Cristo

Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Le prime parole di Gesù che il Vangelo di Giovanni registra sono sotto forma di domanda. È la pedagogia di quel giovane rabbi, che sembra quasi dimenticare sé stesso per mettere in primo piano quei due giovani, quasi dicesse loro: prima venite voi. Amore vero mette sempre il tu prima dell’io.

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Che tempismo! la madre di Gesù.... proprio nel bel mezzo di una disputa. E che disputa! Gesù si è appena sentito dare del posseduto’, dell’indemoniato, anzi, capo dei demoni. Ma Lui non si scompone, e sta al gioco! Invece di ribattere all’accusa, affermando di essere Figlio di Dio, il nemico peggiore che un demonio possa incontrare sulla sua strada, Gesù smonta l’accusa degli scribi, pezzo per pezzo, mettendo in luce la contraddittorietà della stessa: Come può Satana scacciare Satana? Se Satana si ribella contro sé stesso, è giunto al capolinea....

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Gesù andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Missione che sembra un fallimento e invece si trasforma in una felice disseminazione: «percorreva i villaggi insegnando». A Nazareth non è creduto e, annota il Vangelo, «non vi poté operare nessun prodigio»; ma subito si corregge: «solo impose le mani a pochi malati e li guarì». Il rifiutato non si arrende, si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo. L’amante respinto non si deprime, continua ad amare, anche pochi, anche uno solo. L’amore non è stanco: è solo stupito («e si meravigliava della loro incredulità»). Così è il nostro Dio: non nutre mai rancori, lui profuma di vita.

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Stiamo faticosamente uscendo da una crisi quale, dicono, mai si era vista dopo l’ultima guerra. Una crisi economica, che ha toccato tutti gli strati della popolazione e a livelli profondi della vita, sino a diventare crisi di certezze, di prospettive, di speranze. In situazioni come questa è facile lasciarsi andare a considerazioni pessimistiche, come quelle della prima lettura odierna, tratta dal libro di Giobbe (7,1-7).

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Queste due parabole, la prima propria di Marco mentre la seconda ha paralleli nei sinottici, hanno in comune diversi aspetti; il primo condiviso tra tante altre parabole è il paragone con il regno di Dio. È una espressione un po’ ostica, non percepibile immediatamente, neanche gli Apostoli ne hanno compreso bene il significato. Gesù dedica molte immagini per aiutarci a comprenderne il senso, nonostante questo, nei secoli, la discussione è stata ampia e diversamente articolata, lontana da una comprensione univoca.

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Sentirsi toccati dalla compassione per ritrovare la gioia della comunione. Le parole di Gesù risorto che ascoltiamo nella preghiera personale e nella celebrazione comunitaria della sua Pasqua sono parole trasformanti, liberanti, potenti. Cambiano la situazione, sono parole “performatrici”. Nel contemplare il testo del Vangelo di questa domenica immagino i catecumeni che ascoltavano lo stesso racconto e stavano imparando a scoprire e gustare il dono della Parola di Dio, la Parola del Cristo risorto, che genera conversione, qualità di vita rispetto a un vissuto più problematico della vita passata.

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Gesù vive la storia guardando ogni cosa con gli occhi del Padre. Un giorno della sua eternità, il Padre vide il nulla. Fuori di Lui non esisteva alcuna cosa. Vi era dinanzi a sé un universo senza universo. Questo videro i suoi occhi di luce. La sua sapienza gli suggerì di riempire questo universo senza universo, creando l’universo visibile. Non dal nulla, ma nel nulla lui piantò la sua stupenda creazione. Infatti, la Scrittura non parla di creazione “dal nulla”, ma da materia non preesistente, il Libro della Sapienza, ispirandosi ai versetti della Genesi, parla anche di “materia senza forma”.

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Le letture di questa domenica danno l’occasione di riflettere su una realtà di fondo: quelli del Signore, eccettuando casi particolari e del tutto rari, non sono mai giorni straordinari. Dio si rivela infatti nell’immediatezza della vita ordinaria, nella spontaneità e nell’ordinarietà, nelle situazioni comuni della vita e quando la sua manifestazione avviene sotto questa forma indubbiamente reca sempre i dovuti frutti.

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Sabato, 27 Gennaio 2018 18:29

“Insegnava come uno che ha autorità”

La prima lettura, tratta dal libro del Deuteronomio, promette un nuovo profeta: Mosè parlò al popolo dicendo: Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me (Dt 18,15). Il Signore promette la venuta di una persona nella cui voce si può riconoscere quella di Dio. In quasi tutte le religioni esistono figure di questo tipo. Normalmente sono i sacerdoti che fungono da mediatori, sono consultati come oracoli - il loro ruolo è di interpretare gli eventi della storia o della vita delle persone in nome della divinità. Ora, la novità del cristianesimo è quella che questa figura del sacerdote, del mediatore, scompare.

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Sabato, 30 Giugno 2018 18:00

“Non temere abbi soltanto fede!”

Due miracoli; uno nell’altro. Domina la scena la persona di Gesù, sereno e consapevole in mezzo alla folla, di fronte alla donna che gli si accosta nascondendosi o accanto alla pena di Giàiro per la morte della figlia. Gesù è attento, premuroso, nelle parole come nel silenzio imposto; tutto di lui stupisce, non solo il segno prodigioso compiuto lasciando sfiorare il proprio mantello o toccando la mano della fanciulla morta. La donna e Giàiro si gettano entrambi ai suoi piedi, con dolore e fiducia.

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