Lunedì, 16 Febbraio 2009 00:00

RAMO DI QUERCIA

RAMO DI QUERCIA

 

A te che fosti,
d’una quercia antica, un rigoglioso ramo,
rendo i miei onori.

Primo fra tutti, perché,
il tuo nodoso braccio, maestro doloroso fu di vita.
Intervenisti, infatti, nella scarsa volontà di studio,
nell’educazione, nel lavoro.

Poi perché silente, come cimelio,
rimanesti appeso lì, sul caminetto.
A monito e ricordo del passato,
e pensi, in quella obliata posizione,
se l’intervento tuo bene ha recato, o male.

Quindi, da quell’aperta teca, risorgesti,
annerita sì, perché del fuoco porti i segni,
questo per donar l’ultimo aiuto,
a quell’uomo che t’aveva alzato a monito,
dandogli, ora, valido appoggio,
per l’ultimo tratto del passare suo.



G.G.

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