Lunedì, 14 Maggio 2012 01:00

QUANDO LA MORTE CI FA PAURA

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Elaborare il lutto significa anche affrontare la realtà della propria morte.

Il lutto, una prova da affrontare

Ogni lutto è unico, poiché tocca la parte più intima di ogni uomo. Perdere il coniuge, il proprio figlio, il padre o la madre, un fratello o una sorella, un parente o un amico è una prova terribile.

Ogni lutto è diverso da quello degli altri per la natura della scomparsa, per la sua violenza, per il sostegno che si riceve o non si riceve da chi ci circonda.

È sempre un percorso difficile, ma il lutto è una tappa necessaria per continuare a vivere. Si svolge sempre attraverso diverse fasi, più o meno lunghe ma ben distinte tra loro: - La sorpresa o lo choc: si rimane letteralmente abbattuti, prostrati dall’annuncio della morte dell’altro.

Un periodo normalmente corto ma molto doloroso di rifiuto della realtà, o perfino di ribellione.

Un lungo periodo di tristezza durante il quale, progressivamente, il ricordo della persona scomparsa diventa più interiorizzato e pacificato.

Infine, una fase finale di elaborazione, durante la quale si impara a vivere nonostante l’assenza di colui o di colei che si amava.

Lo choc e la ribellione

Come si può vivere senza rifiutare il fatto che un giorno moriremo anche noi? Diversamente, la vita sarebbe parecchio difficile! Succede la stessa cosa nei confronti delle persone che amiamo: come si potrebbe vivere senza di loro, e che cosa ci succederebbe se scomparissero? Per questo, quando ci capita un avvenimento simile, non siamo minimamente preparati, siamo sconcertati, abbattuti quando ciò accade. Il padre che amavo non c’è più, che ne sarà di me? La moglie che mi rendeva così felice è morta, come potrò sopravvivere?

Nostro figlio ci è stato strappato con tanta violenza, come potremo superare questa prova terribile? Il tempo si ferma e non possiamo tornare indietro. Dopo le parole: «Non è possibile. Non posso accettarlo…», si affronta una seconda fase, generalmente corta, di ribellione: «Perché lui? Perché io e non un altro? Perché adesso?». Si prova un senso di ingiustizia: ci si accanisce contro gli eventi, le circostanze, talvolta anche contro Dio: «Se veramente esistesse, questo non sarebbe mai dovuto succedere…».

La depressione

Lo choc e la ribellione provocano uno stato di prostrazione generale. Si perde l’appetito, il sonno, ci si trascina. Come se improvvisamente crollassero tutte le tensioni fisiche e psicologiche che ci hanno però permesso, di fronte alla realtà, di accettare l’inaccettabile. Questo calo della pressione - qualcuno parla di depressione - in realtà è necessario per accettare a poco a poco la realtà e tutte le sue conseguenze esistenziali, affettive e materiali sulla propria vita. Perché la sofferenza distrugge e il rimpianto fa ripiegare su se stessi. Spesso ci vogliono mesi per accettare la morte della persona a cui si era tanto affezionati: «Era mio amico. Era mia madre. È morto, è morta e non riesco a rassegnarmi, non riesco più a interessarmi a niente».

A volte si pensa in modo ossessivo agli ultimi momenti di vita del defunto, alle circostanze a volte drammatiche della sua scomparsa. «Se fossi stato là…». Si riflette su quello che si è fatto, ci si colpevolizza pensando a quello che si sarebbe potuto o dovuto fare…

Allora si attraversa un periodo di tristezza e stanchezza, ci si mette subito a piangere se un certo oggetto, una situazione, un luogo, fa improvvisamente rinascere il ricordo ancora bruciante di colui o colei che non c’è più. L’elaborazione del lutto passa attraverso questa sofferenza imprescindibile direttamente legata alla progressiva accettazione della perdita irreversibile della persona amata.

Durante questo periodo, che generalmente dura meno di un anno, si può anche ricevere un aiuto aprendosi agli altri, perché parlare della propria sofferenza, ricordare la persona scomparsa, tranquillizza e permette di accettare nel profondo la sua dipartita e di imparare ad amarla in un altro modo. Anche la preghiera e le visite al cimitero possono aiutarci e sostenerci durante questo periodo.

Il recupero

Normalmente, dopo un anno, si apre una fase finale di ricostruzione. Si ritrova il sorriso, una certa naturale gioia di vivere. Ci si sente di nuovo in grado di fare progetti: incontrare un’altra persona per i vedovi o le vedove, vivere tranquillamente l’assenza del padre o della madre, aprirsi di nuovo alla vita concependo un bambino, traslocare, organizzare la propria vita in un modo diverso. Questa fase di recupero può a volte essere interrotta da «ricadute» temporanee in occasione, ad esempio, dell’anniversario del decesso o di una festa famigliare come Natale, momenti in cui l’assenza dell’essere amato si sente di più. Così, un giorno dopo l’altro, avendo affrontato la propria morte attraverso la morte dell’altro, si impara a vivere di nuovo.

 

E inoltre…

I colori del lutto

Variano a seconda delle culture e delle consuetudini. In Italia e in Europa, il colore è il nero che simboleggia l’oscurità, la chiusura degli occhi, il sonno, l’assenza di luce sottoterra. In Asia e in Africa è il bianco, che evoca sia il pallore della morte sia la luce celeste. Sono ammessi anche altri colori: il viola - che è il colore liturgico della messa per i defunti - e il grigio.

La Chiesa accompagna nel lutto

Per l’unzione degli infermi e il viatico, la deposizione nella bara, la celebrazione dei funerali o la stessa inuma-zione, i segni e le preghiere liturgiche esprimono tutta la compassione di Dio per quelli che piangono il defunto. Così la Chiesa accompagna tutti nell’elabora­zione del lutto e della memoria. Invita anche a considerare la realtà della morte nella luce e nella speranza della futura risurrezione.

Dove trovare un aiuto?

Esistono numerose associazioni, confessionali o no, che sostengono le persone in lutto. Le parrocchie possono aiutare a entrare in contatto con questi gruppi, se non sono esse stesse a proporli. Esistono anche servizi di ascolto per telefono. Molto utili sono i Gruppi di Mutuo Aiuto:

www.automutuoaiuto.com/lutto/mappatura.html

Altre forme di lutto…

Il lutto può riguardare anche altri ambiti della vita: un paese che si deve lasciare, un luogo che si amava, una relazione interrotta, una carriera professionale spezzata, un rovescio di fortuna, la perdita di un animale da compagnia…

Anche in questi casi, dopo le fasi della negazione, della rivolta e, forse, della depressione, viene quella della ricostruzione personale per poter continuare a vivere.

 

Quando il male mi opprime

Signore Gesù,
Come potrei pregare bene
Quando il male mi opprime
E non ne posso più…

Tu che sei giunto al fondo della sofferenza
Tu che sei passato di là,
Oggi sii molto forte con me.

Tu che hai sopportato fino alla fine,
Aiutami a resistere.

Tu che sei il Dio vivente,
Vieni a pregare in me per mezzo dello Spirito Santo.

E mentre io continuo la tua Passione
Fai passare su di me il soffio della tua Risurrezione.

Padre Pierre Lyon net

 

Per saperne di più

Elaborare la perdita

Westberg Cranger, EMP 2010.

Tutti viviamo esperienze di perdita. Che si tratti della morte di una persona cara, di un divorzio, di difficoltà sul lavoro o di altri tipi di perdite, tutti ci troviamo a dover superare quel dolore che è una naturale reazione a perdite, sofferenze e cambiamenti.

Gruppi di mutuo aiuto nei lutto

Claudio Pirillo, Edizioni Camilliane 2010.

Il libro, illuminato dalla riflessione teologica, è un viaggio nel mondo delle esperienze luttuose, e si basa sull’esperienza dell’autore come cappellano ospedaliero e fondatore di un gruppo di mutuo aiuto nel lutto sorto a Crotone.

Apparecchio alla morte

Alfonso Maria dè Liguorì, Edizioni San Paolo 2007.

Un classico della spiritualità cristiana, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1758 e ininterrottamente ristampato fino ad oggi.

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